– C’è un edificio, in via Tito Molina, una traversa di viale Belforte all’altezza della pizzeria Don Carlos, che versa in stato di forte degrado.
La zona un tempo pullulava di botteghe ed era un caratteristico pastiche architettonico di liberty e edilizia rustica di inizio secolo, quella della Varese di un tempo. Aggiungiamoci pure che siamo all’altezza dell’ingresso della Villa Molina, oggi trasformata in una residenza per anziani, e completiamo il quadro.
Tutta l’area riversa in stato pietoso: e se sul lato sinistro per chi arriva da via Brunico il decoro è ancora garantito da condomini e attività in funzione, come il ferramenta o appunto la pizzeria, dall’altro lato della strada sembra che sia passato un tornado.
Già la bella villa liberty che fa angolo aprendo via Molina versa in stato di abbandono e non è un gran biglietto da visita; adiacente, inizia il fabbricato in questione, che costeggia tutta la via sino ad culminare, con un piccolo capannoncino, su viale Belforte. Incastonato in quest’edificio dismesso, apparentemente di epoca non vecchissima, probabilmente ristrutturato in tempi recenti nella parte che guarda la strada, un autolavaggio, unico elemento nobile in tanto squallore. L’edificio, secondo la memoria dei residenti storici come la signora , la cui mamma abitava accanto all’Ufficio Brevetti, fu dapprima un’officina metallurgica. «Mi ricordo – racconta l’ottantenne Maria – che quand’ero ragazzina andavano e venivano gli operai».
La fabbrica Testa dovette chiudere, sempre secondo i residenti, circa un quarto di secolo fa, quando divenne il mercato ortofrutticolo rionale coperto all’ingrosso. Ma anche qui i battenti chiusero intorno al passaggio del millennio e l’edificio venne rilevato da privati, a quanto pare milanesi. Oggi sul cancello campeggiano due cartelli: proprietà privata e passo carrabile, anche se a ben guardare all’interno del cortile non si vedono altro che sterpi e cumuli di sacchi di spazzatura. Una discarica a cielo aperto che continua anche nel cortile interno confinante con l’autolavaggio da una parte e dalla Mobilstil dall’altra.
I residenti, com’è ovvio, sono sul piede di guerra. E non è tutto, perché c’è chi dice che la copertura del capannoncino abbandonato che guarda direttamente su viale Belforte sia di eternit: cosa, ovviamente, da verificare.
«Il Comune sugli immobili privati non può intervenire in merito a questioni di decoro urbano» dichiara l’assessore all’urbanistica . Purtroppo Varese è costellata di situazioni di questo tipo ed è una città la cui estetica va spegnendosi: l’area di Belforte in particolare versa in condizioni pietose.
«Se il discorso invece riguarda la sicurezza e la tutela ambientale, allora la faccenda è diversa», ammette l’esponente della giunta Fontana. In qualsiasi caso è un peccato vedere fatiscente ed inutilizzato un edificio di tale portata storica e territoriale.













