Malpensa Smantellata un’organizzazione di importatori e grossisti di Shaboo: 5 fermi, quattro arresti, oltre a circa 3 chilogrammi della nuova e pericolosissima droga. E’ il bilancio dell’operazione Sabong (nome che nelle Filippine, patria della nuova metilanfetamina, hanno le battaglie tra galli e “gallo” era il nome in codice per definire la droga utilizzato dagli importatori) condotta dalla guardia di finanza di Varese e coordinata dal sostituto procuratore di Busto Giovanni Polizzi: quello messo a segno è il secondo sequestro di questo nuovo stupefacente per quantità in Italia.Tutto parte da Malpensa il 25 ottobre scorso. La Gdf ferma un corriere filippino che, nel doppio fondo della valigia, nasconde un chilo e 800 grammi di shaboo o ice. La droga
si presenta in cristalli: sembra sale grosso. Ed è letale. Lo shaboo sta rapidamente sostituendo la cocaina sul mercato nazionale: «Può essere fumata come il crack, inalata o addirittura assorbita attraverso la pelle – hanno spiegato il generale Antonino Maggiore, comandante provinciale della Gdf varesina, e il maggiore Antonello Urgeghe – Nelle Filippine, patria con l’Indonesia del nuovo stupefacente, viene messa sotto le ascelle e assorbita attraverso i pori della pelle». Il corriere finisce in manette e, con lui, finisce in manette anche “l’autista”, sempre filippino.Ma le mogli dei due arrestati (anche il corriere vive in Italia stabilmente) si presentano a un commissariato di Milano e denunciano la scomparsa dei mariti. Che invece sono in carcere a Busto.
E nella denuncia raccontano del dove i due fossero diretti, di chi i mariti frequentassero e, soprattutto, di chi le aveva contattate dopo la scomparsa. Ovvero Romeo Esguerra Mendoza, altro filippino, residente a Milano, vertice dell’organizzazione che teneva i contatti con la centrale di produzione dello shaboo nelle Filippine. Era di fatto, l’uomo dei soldi: quello che vendeva “5 grammi di ice per 1.400 euro”, stando alle intercettazioni. Che “un grammo lo pagava 80 euro e lo rivendeva a 300 euro”, sempre da intercettazioni. Acquistava carichi per 160 mila euro da smerciare nelle province di Milano e Varese. E il suo telefono è finito sotto intercettazione insieme a quello degli altri indagati. Mendoza ha cercato di importare altri due carichi in Italia. Il primo è fallito perché il corriere non si è fidato a partire. Il secondo (l’11 marzo) perché la droga, nascosta in alcune playstation è stata intercettata a Fiumicino e bloccata in stazione Centrale a Milano. Per Mendoza e i suoi complici (tutti filippini) sono scattate le manette. «Va detto – sottolineano il procuratore Francesco Dettori e il sostituto Giovanni Polizzi – Che senza le intercettazioni, strumento d’indagine che parrebbe voler essere limitato, oggi avremmo due arrestati invece di 9».
Simona Carnaghi
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f.artina
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