Cinque anni al padre orco: abusò della figlia minorenne per due anni. Non ha mai ammesso quanto gli veniva contestato dichiarandosi innocente e arrivando a chiamare pazza la figlia.
Figlia che però ha ritenuto di dover risarcire: lui, innocente a suo dire, ha pagato sperando di ottenere uno sconto di pena in caso di condanna. Ma il pubblico ministero si è battuta in aula sino alla fine: ottenendo la condanna richiesta.
Cinque anni: una sentenza pesante pronunciata in sede di rito abbreviato dal giudice per l’udienza preliminare ieri mattina. Violenze e abusi durano due anni: dal 2006 al 2008 tutto compreso. La ragazzina ha 13 anni quando il padre si “accorge di lei”. Lui di anni all’epoca dei fatti ne ha 46.
La famiglia vive a Varese, in una casa normale, un’esistenza normale. L’orco è in casa, però. La bimba sboccia e si trasforma in una bella adolescente. E iniziano le molestie da parte del padre.
Prima sono gesti forse troppo affettuosi. Le carezze si trasformano non sono più quelle di un padre verso una figlia ma di un uomo verso una donna. Arrivano i baci, i palleggiamenti, poi arrivano i rapporti sessuali. È un inferno segreto: la ragazzina non fiata perché quello è suo padre, perché teme che nessuno le crederà mai.
Ad un’amica, dopo la denuncia, confesserà: «Eppure gli voglio bene. È mio padre potrei riuscire a perdonarlo».
Per l’accusa l’affermazione è la spia del plagio totale subito dalla ragazza che, durante i due anni di abusi, e anche dopo piomba in uno stato di prostrazione psicologica. Diventa cupa, taciturna, cala il rendimento scolastico e arrivano i disordini alimentari. Iniziano le sedute con una terapista: questa giovane donna spezzata dalla violenza piano piano si apre.
Poco alla volta. Ha la forza di alzare lo sguardo: a sprazzi riconosce l’incubo nel quale vive e che tende a normalizzare per poterlo sopportare senza impazzire.
In uno di questi sprazzi racconta ad un’amica cosa le accade. E poi, con maggior forza,parla con la terapeuta. Il padre è incensurato: nega. Nega tutto.
Dopo la denuncia della ragazzina non sarà mai arrestato e il suo difensore, durante il processo, chiederà una perizia psichiatrica sulla vittima per minarne l’attendibilità. La ragazza, teste chiave, rifiuterà di raccontare ancora una volta la sua vicenda ma ci sono i verbali di indagine e i verbali di sommarie informazioni a raccontare la sua storia. E le carte ieri indicavano in quel padre un orco capace di abusare della figlia per adolescente: il gup ha pronunciato la sentenza intorno alle 12. Certo il ricorso in appello del padre che continua a definirsi innocente vittima delle bugie della figlia.
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