«Al massimo ho preso le misure del collo per le camicie a mio marito, mai mi sarei immaginata di prenderle per il secondo uomo che ha messo piede sulla Luna!». La vita di Marina Castelnuovo è così, piena zeppa di aneddoti incredibili. E lei stessa, voltandosi ora a rimirare il suo glorioso passato, a volte fa fatica a crederci. «Meno male che ci sono le foto che mi danno ragione!». Tante pellicole hanno immortalato tanti momenti che la varesina,
sosia ufficiale di Liz Taylor, ha trascorso insieme a veri “monumenti della storia”. E uno di questi è proprio. L’astronauta dell’Apollo 11 che dopo Neil Armstrong, il 21 luglio del 1969, calpestò per secondo il suolo lunare. L’eroe la cui impronta del piedone bianco della tuta spaziale giacerà eternamente sulla superficie del nostro satellite, come emblema immortale della volontà dell’uomo, della sua forza, della sua caparbietà e dei suoi sogni. L’uomo che guidò l’umanità intera oltre i propri confini.
Oggi Buzz Aldrin compie ottantasette anni e la sua amica varesina Marina Castelnuovo ha voluto condividere con noi non solo i suoi bellissimi auguri ma anche quei ricordi indelebili che la legano al secondo “uomo della Luna”. E che lei stessa, nel 1997, portò proprio a Varese.
«Ho conosciuto Buzz agli inizi della mia carriera. Entrambi facevamo parte del Comitato The Best, il Premio di Massimo Gargia che celebra 10 uomini e 10 donne che si sono distinti nel mondo dell’arte, della cultura, della moda, dello spettacolo e ben presto siamo diventati buoni amici». Una forte amicizia che negli anni Aldrin ha suggellato con tante cartoline d’auguri: per San Valentino, per il nuovo Millennio, per il proprio anniversario di matrimonio. Buffi cartoncini che lo ritraevano con la moglie Lois in ambientazioni diverse, tutte però rigorosamente spaziali. «Sono davvero bellissimi. Bisognerebbe vederli dal vivo nel mio Bed and Breakfast Villa Liz. Sono uno spettacolo “very american”. Nonostante abbia scritto pagine di storia dell’umanità e un cratere sulla Luna porti il suo nome, Buzz si è sempre prestato a cose spassose come queste: gli americani sono così». Lo si vede a cavallo di un razzo o “clonato” come Buzz Lightyear, il personaggio del classico Disney Toy Story (e il cui nome, per inciso, è un omaggio all’astronauta). Robe da matti. Cose degne di un uomo tanto estroverso. O forse no? «In realtà Buzz non è mattacchione. È uno molto serio. Certo, nel privato si lascia andare a battute e confidenze, ma è rigoroso, un uomo tutto d’un pezzo. La moglie Lois, invece, è spassosissima, di una simpatia incredibile. Quando lui era serio, lei rideva per lui».
Della simpatia di Lois e della grandezza di Buzz Aldrin poté godere anche Varese. Marina Castelnuovo nell’ottobre del ’97 organizzò un ricevimento in suo onore. L’uomo che aveva messo piede sulla Luna, dunque, calpestò anche il suolo varesino: a braccetto con Marina, Matteo (il marito della nostra Liz) e della moglie Lois, Buzz Aldrin passeggiò per il centro e lungo Corso Matteotti. «Facemmo shopping da Missoni, in fondo al Corso, e da Artioli per le scarpe. Poi andammo a bere un aperitivo da Pirola. Fu stranissimo perché i negozianti riconoscevano me ma non lui. E io che mi dicevo “Ma come! Lui è stato sulla Luna!”». La visita varesina di Buzz Aldrin fu l’occasione, per Marina Castelnuovo, di rivivere con l’astronauta aneddoti e confidenze. «Mi raccontò che il suo obiettivo, dopo la Luna, sarebbe stato quello di andare su Marte ed attivare il turismo spaziale. E infatti, da anni, è ancora attivo con la Nasa in questo senso». Ci furono confessioni più intime, come il ricordo più bello, il momento in cui piantò la bandiera sul suolo lunare «che lo fece sentire fiero di essere americano» e anche quello più brutto, «la conferenza stampa in cui non trovava le parole per descrive l’impresa appena compiuta».
La gita a Varese si concluse con abbracci e regali. «Buzz portò a mio marito una bellissima cravatta con il sistema solare, a me invece dei fiori stupendi. Tempo dopo lui e Lois ci scrissero una lettera per ringraziarci e, ovviamente, la conservo gelosamente tra i miei ricordi più speciali». Che non sono affatto pochi.
Curiosamente, nella storia di Marina Castelnuovo, dopo quella gialla oro a rombi blu regalata al Presidente americano Bill Clinton, spunta un’altra cravatta, questa volta a tinte spaziali e regalata da Buzz Aldrin, il secondo uomo della storia che passeggiò sulla Luna. «Mi disse che aveva circa 700-800 cravatte. Tutte però a tema stellare: d’altronde, uno che è stato lassù, non può che avere la testa nello spazio». E come darle torto.













