Chissà come mai ci è venuta voglia di parlare con uno dei ragazzi del ’99. No, non perché crediamo sia già arrivato il momento di pronunciare la parola scudetto: ci mancherebbe altro. Solo che a poche ore dalla sfida più importante nella storia recente della Pallacanestro Varese avevamo bisogno di sicurezze, di sorrisi, di risate. Avevamo bisogno di Pozzecco.
Maledizione, no: sono bloccato a Capo d’Orlando, devo fare delle cose qui, non ce la posso fare. Pazienza: verrò alle prossime.
Toccatevi tutti come mi sto toccando io: ma permettetemi di dire che sono ottimista.
Prima, la ragione principale per cui mi dispiace di non poterci essere: perché non vedrò Masnago. E io credo che per questa sfida il palazzetto sarà caldo come è stato solo l’11 maggio 1999.
Di più: lo sento ancora, mi fischiano ancora le orecchie. Il pubblico farà la sua parte, e Varese giocherà in otto contro cinque perché Masnago sarà allo stesso tempo il sesto, il settimo e l’ottavo uomo in campo.
Psicologicamente la Cimberio è carica a mille, Siena è a terra: avanti 3 a 1 erano quasi passati, ma quasi. Invece Varese ha impattato sul 3 a 3 e adesso è dura. Detto questo, sarà una sfida equilibratissima. Però il cuore mi dice che non sarà l’ultima partita giocata a Masnago.
Dusan ha vissuto la cosa più bella che possa capitare a un giocatore, e per lui quel canestro ha avuto un sapore particolare.
Perché tre anni fa era su un letto in rianimazione, con i medici che disperavano di potergli salvare la vita: e oggi è l’eroe della vittoria più bella. Uno che ha vissuto una tragedia così, guarda il mondo con occhi diversi.
Io nel primo anno a Varese mi sono sfasciato il ginocchio e in tanti erano convinti che non sarei più tornato. Quando sono rientrato in campo, vivevo tutto in modo diverso: assaporavo ogni momento. Figuratevi cosa sta passando per la testa di Dusan, che ha vissuto un’esperienza centomila volte più brutta.
Non lo so, ma so una cosa: lui ha meno paura degli altri. Perché quando hai stretto la mano alla morte, di cosa vuoi aver paura? Infatti lui quel tiro se l’è preso: altri si sarebbero nascosti.
Sapete che sono diventato tranquillissimo? Anzi, ingessato. Quando giocavo esultavo come un calciatore anche quando segnavo il canestro del 2 a 0, ora sono calmo. Piuttosto: bravo Sakota, bravissimo Vitucci che ha disegnato quell’ultima azione come un pittore impressionista.
Dusan Santo subito, ma per me l’eroe si chiama Janar Talts. Ha fatto cose incredibili, fondamentali per la vittoria di ieri.
Mi dispiace, non è bello vedere e leggere quello che si è visto e letto in questi giorni. Perché io sogno un basket in cui non esiste il sospetto, in cui il tifoso può stare tranquillo sulla regolarità e sul fatto che alla fine vince il più forte. Però alla fine, vedete che si va a parlare di basket: il canestro di Sakota, che è stato il trionfo della giustizia sportiva.
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