di Andrea Confalonieri
VARESE E’ il momento cruciale degli ultimi dieci anni di Varese, da quando il sogno della serie B morì a Cittadella. Perché bisogna rialzare la testa dopo averla tenuta bassa per novanta minuti a Lumezzane, una delle uniche due partite non giocate dai biancorossi in cinque anni e mezzo di era Sogliano (dall’altra, un anno fa a Mezzocorona, nacque la volata promozione). Perché si gioca a Masnago il primo spareggio per i playoff che valgono la serie B con il Benevento, il punto più alto da
quelle lacrime versate in Veneto nel maggio del 2000. E perché questa finale bisogna vincerla: per dare a tutti, dal Novara in giù, il terrore di non riuscire più a staccarsi dalle caviglie questa squadra che consideravano uno scherzo della natura e che invece è molto di più: una rivincita o uno scherzo, sì, ma del destino. Vincere domenica, e dovranno farlo anche i tifosi, è un modo per sancire un fatto: il Varese non lo elimini più e sullo striscione del traguardo può fregarti in volata.
FORZE NUOVE E ZECCHIN
Per fare tutto questo Sannino sa benissimo cosa fare, a partire dall’inserimento di energie fresche e motivazioni portentose al centro della difesa e dell’attacco, i due reparti che si sono esauriti più degli altri, anche se è Zecchin l’unico giocatore oltre a Ebagua di cui questa squadra non può veramente fare a meno. Senza i suoi piedi di velluto e i suoi lanci spiazzanti, nessun attacco, compreso quello formato da Momentè e Del Sante, può farcela.
Ma c’è un’altra cosa che, in questo momento, sarà decisiva: la presenza di colui che è al principio del grande sogno costruito tenacemente da Luca Sogliano. Suo padre Ricky.
DALL’INIZIO ALLA FINEOra che mancano dodici partite, e poi forse altre quattro, alla fine di una scalata impressionante e irripetibile, quel seggiolino vuoto del Franco Ossola deve tornare a riempirsi, dopo due anni d’assenza, del suo legittimo proprietario. Noi ci crediamo, e glielo chiediamo.Perché una vera famiglia come quella del Varese, alla fine, si riunisce sempre nei momenti della verità. Perché domenica il suo posto è in tribuna a Masnago e non in qualche paese lontano, ma col cuore in gola in attesa di notizie. Perché sotto sotto glielo chiede suo figlio: voltandosi all’entrata sul campo
aspetterà di vedere il dodicesimo giocatore biancorosso. Perché lo vuole dall’alto della sua carrozzina Alfredo Luini, che martedì ha compiuto 54 anni, e parla a Ricky da presidente del Varese a presidente del Varese: non lo sono sulla carta, ma nell’anima e questo è l’importante. E perché Sannino e la squadra non sbaglieranno, loro che hanno sempre visto in lui una figura carismatica: al solo varcare i cancelli di Masnago, Ricky darà a tutti la consapevolezza di vivere un giorno importante. Darà senso e darà il via a una domenica giusta dopo quella sbagliata di Lumezzane.
LA SOGLIANATA PERFETTA
Chi ha vissuto questo Varese dalla nascita, ascoltando preoccupato e orgoglioso il battito del suo cuore giorno per giorno, sa che è arrivato il momento di un’ultima, decisiva “soglianata”: il ritorno allo stadio del patron, perché un padre resta sempre un padre anche da ex proprietario. Se poi nell’intervallo dovesse pure scapparci una di quelle indimenticabili telefonate al figlio o a Sannino negli spogliatoi, perché la sua storia e la sua bravura hanno già intuito la mossa vincente, tanto meglio: vorrà dire che nel secondo tempo, per il Benevento, non ci sarà scampo.
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