“E’ l’Inno dell’oppressione” E a Varese esplode lo scontro

VARESE L’inno nazionale è simbolo di oppressione. Almeno secondo l’assessore leghista all’urbanistica Fabio Binelli. Che ha scatenato un polverone commentando su Facebook la proposta – appovata da 21 consiglieri – del democratico Fabrizio Mirabelli di fare suonare l’inno nazionale prima di ogni seduta. «Nel far suonare l’inno prima delle sedute, noi a Varese abbiamo anticipato la Regione Lombardia. Cosa si inventeranno adesso il sindaco Fontana e la Lega che avevano parlato di strumentalizzazione?» si chiede Mirabelli sul social network. La risposta di Binelli: «Se suonano l’inno dell’oppressione, io sto fuori dall’aula». Nella purezza di chi non ha mai nascosto le proprie idee, non pensava certo di scatenare la dura reazione del Pd. A partire da Andrea Civati, rottamatori: «Dovrebbero essere chieste le sue dimissioni». E da Raffaella Greco, dell’Unione Italiana: «Bene. Uno in meno». Ma da Facebook, la questione si è spostata in Comune, dove tutto il Pd è compatto. «Nei prossimi giorni formalizzeremo una mozione di sfiducia – dichiara il capogruppo del Pd, Emiliano Cacioppo – Siamo di fronte a un atto molto grave. Non può rappresentare le istituzioni con queste dichiarazioni». I rottamatori hanno poi rincarato la dose con un comunicato stampa. «Credo che Varese non si possa permettere questo imbarazzo, un assessore che offende le istituzioni e il Paese che è chiamato a servire non può far parte dell’amministrazione comunale». Ma il diretto interessato non ha alcuna intenzione di dimettersi. «Questo commenta il livello di democrazia della sinistra – dice Binelli – Se uno non la pensa come loro, non merita rispetto. Comunque non mi dimetto. Perché, al contrario del vento risorgimentale che sta scuotendo il Pd, io non sono

un amministratore pubblico per volere di Vittorio Emanuele II, ma perché mi ha eletto la comunità varesina, che sa benissimo come la penso. Forse le mie idee non saranno quelle maggioritarie, ma di sicuro sono di una cospicua parte di Varese». E non ci sarà nessun imbarazzo per la visita del presidente Giorgio Napolitano. «Lui rappresenta l’Italia, io rappresento Varese. Non vedo quale problema ci possa essere se un amministratore pubblico della Lega esprime un’idea e poi si presenta da Napolitano».Con l’assessore si schierano subito il sindaco Attilio Fontana e il segretario cittadino della Lega, Carlo Piatti. «Le richieste del Pd mi fanno ridere – dice il primo cittadino – dimostrano di avere ancora un animo stanilista, che vuole le purghe per chi non la pensa come loro. Ma in Italia esiste una demorazia, con libertà di espressione. Se Binelli avesse detto qualcosa di offensivo, lo avrei ripreso. Ma ha espresso un’opinione. Non tutti la condividono, ma molti sì. E non ha offeso nessuno». «Mi chiedo – aggiunge il sindaco – come mai i comunisti non chiesero l’espulsione di Togliatti quando insultò la cittadinanza italiana, usando le parole squallido mandolinaro». E Piatti: «Quella di Binelli è una provocazione in risposta a un’altra provocazione. Una proposta strumentale e nient’altro da parte dell’opposizione». Ma dagli alleati arriva un forte rimprovero. «No comment» è la dichiarazione del segretario provinciale del Pdl Rienzo Azzi. E il vicesegretario provinciale Marco Airaghi: «Non sono sorpreso e non condivido. Purtroppo per Binelli, siamo in Italia e suonare l’inno è previsto dalla Costituzione. Se vuole respirare l’aria di Varese ed uscire dall’aula lo faccia, non sentiremo la sua mancanza». Marco Tavazzi

s.bartolini

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