Asta deserta per “La Quiete”, mobilitazione bipartisan per stare vicini ai lavoratori della clinica varesina. Dopo la visita di lunedì della commissione regionale sanità, lo spettro che aleggiava su quell’incontro con i rappresentanti della politica lombarda si è purtroppo materializzato: l’asta andata deserta era un timore concreto nei confronti del quale i lavoratori della casa di cura avevano già rivolto le loro preoccupazioni agli eletti al Pirellone. Così è Emanuele Monti, consigliere regionale varesino della Lega Nord, tra i più attivi sulla vicenda, a rilanciare un appello per la salvezza de “La Quiete”: «Rinnovo il nostro appello – le parole di Monti – perché la casa di cura non chiuda, ma anzi continui a svolgere il suo pluridecennale compito di assistenza per i cittadini di Varese. Bisogna salvare questo patrimonio, umano e di competenze». Tanto più che, come ribadisce l’esponente del Carroccio al Pirellone, «è proprio grazie alla riforma della sanità voluta della Lega Nord e dal Governatore Maroni che strutture come La Quiete possono assumere un ruolo ancora più importante, certamente orientato verso le mutate esigenze della società, in particolare grazie ad una possibile presa in carico dei pazienti post-acuti, provenienti dagli ospedali della zona. Personalmente credo che La Quiete abbia tutte le caratteristiche per assumere, nel corso del tempo, questa funzione». Insomma, sarebbe davvero una beffa se, nonostante queste condizioni ideali, la clinica varesina non venga rimessa in sesto. «Non posso infine non ringraziare ancora una volta i lavoratori della casa di cura per gli sforzi fatti fino ad oggi – aggiunge il consigliere regionale Emanuele Monti – promettendo loro che le istituzioni, Regione Lombardia in primis, continueranno a impegnarsi per giungere ad una risoluzione favorevole dei problemi». Un appello, quello di Monti, a cui vuole «certamente unirsi» anche il suo collega di Forza Italia Luca Marsico: «Solo
casualmente, per un impegno concomitante già assunto a Busto Arsizio, non ero presente alla visita della commissione sanità di lunedì. Ma non posso che unirmi ai miei colleghi e alle mobilitazioni in corso, nell’esprimere la massima solidarietà e vicinanza ai lavoratori». Anche il segretario e consigliere regionale del Pd Alessandro Alfieri è preoccupato per l’asta andata deserta: «Evidentemente si tratta di una brutta notizia, che rappresenta una battuta d’arresto. Siamo vicini ai lavoratori: non devono mollare, auspichiamo vivamente che prevalgano buon senso e spirito di responsabilità da parte degli attori principali della vicenda». Pur nella consapevolezza che la politica non possa fare altro che “moral suasion” in questa situazione, Alfieri da parte sua promette di «mantenere alta l’attenzione» sulla vicenda “La Quiete”: «Vigiliamo e auspichiamo che gli attori principali esercitino responsabilità e buon senso», per arrivare ad una conclusione positiva. Anche la consigliera regionale del Movimento Cinque Stelle Paola Macchi ammette: «Come Regione abbiamo pochissime armi a disposizione. La preoccupazione è tutta per i lavoratori, con i quali dopo la visita della commissione sanità eravamo rimasti con la promessa che ci saremmo aggiornati dopo l’asta. Adesso c’è da valutare cosa si può fare per aiutarli, visto che la struttura è privata». Macchi garantisce che da parte sua non mancherà «supporto morale» nei confronti dei lavoratori della clinica: «Spiace che si sia verificata questa discesa a picco nel corso degli anni. Nonostante la presenza di personale all’altezza, non c’è stata la volontà di mantenere la clinica per come era in passato. C’è il timore di mire speculative, chi ne farebbe le spese sono i lavoratori. Ora non ci resta che auspicare che qualcuno si fa avanti, nell’interesse dei lavoratori, da tre mesi senza stipendio. Loro stanno davvero dando il massimo: hanno dimostrato di saper tenere duro, crederci e tenerci a questa struttura».













