Stanno tutti bene gli 11 militari americani «confinati» nella base di Vicenza dopo il rientro dalla Liberia, Paese tra i più colpiti da Ebola. Ma si alza la polemica sull’opportunità che la quarantena precauzionale avvenga in Italia anziché negli Usa. A chi ha sollevato il problema – in primis il governatore Luca Zaia, ma anche i deputati del M5S – ha risposto il generale Derryl Williams, che ieri in videoconferenza per i cronisti accolti nella base Setaf alla caserma Ederle ha spiegato: «La scelta di farci rientrare a Vicenza è stata dei vertici militari americani, noi abbiamo obbedito a degli ordini». L’alto ufficiale si è limitato a ricordare che se il contingente militare è partito da Vicenza qui doveva tornare, dato che questo prevedono le regole militari.Sul piano sanitario non c’è però allarme, ha sottolineato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, perché gli 11 americani in isolamento non rappresentano alcun rischio Ebola. «La situazione è sotto controllo – ha detto –. Abbiamo chiesto al ministro della Difesa degli aggiornamenti, ma non c’è preoccupazione. Il ministero, che se ne sta occupando, ci ha informato e siamo in contatto con le autorità americane. Ovviamente si tratta dei protocolli che seguono anche i nostri operatori che tornano dai Paesi africani». Nel suo incontro a distanza con la stampa alla Ederle, base storica del comando Southern ruropean task force, Williams ha chiarito le tappe e le modalità
del viaggio che ha portato lui e gli altri 10 colleghi – tra cui due donne e un diplomatico – in Italia. Il gruppo di «Us Army Africa», impegnato in attività logistiche e infrastrutturali per la costruzione di cliniche mobili per esami, è giunto in aereo via Monrovia a Pratica di Mare, e dopo i controlli sanitari, ha proseguito con un altro aereo militare fino al «Marco Polo» di Venezia, per giungere infine alla base con un pullman, guidato da uno degli stessi 11 soldati. Il generale americano ha smentito – «una voce totalmente infondata» ha detto – l’ipotesi che uno dei suoi uomini fosse rimasto «bloccato» per sintomi sospetti durante l’arrivo in Italia. Il resto del contingente, a gruppi di 30-35 persone, rientrerà a Vicenza con le stesse modalità, tra oggi e sabato, e sarà sottoposto alla medesima profilassi e allo stesso «confinamento» in stanze isolate della caserma «Del Din».In Liberia Williams e i suoi soldati avevano dato il cambio a un contingente cinese, in quella che è un’operazione umanitaria che vede impiegati oltre mille militari di varie nazioni. In loco i soldati hanno applicato un protocollo di prevenzione contro il rischio contagio: lavaggio di piedi e mani più volte al giorno con acqua e candeggina, e da due a sei test della temperatura per ciascuno durante le 24 ore. «Il rischio – ha concluso il generale – è pari a zero».













