Rimpolpati nella cifra totale, anche per effetto dell’avanzo 2013, e semplificati nel loro utilizzo, tornano gli ecoincentivi per le auto ecologiche. Una buona notizia che, però, trova subito critici e scettici pronti ad argomentarle contro, soprattutto sul fronte delle flotte aziendali ma non solo. Si parte dal 6 maggio con il bonus per le vetture elettriche, ibride, benzina-Gpl e benzina-metano (le Bi fuel in gergo tecnico, cioè quelle con la doppia alimentazione). Tutte vetture nuove (ma non a km zero e senza l’obbligo della
rottamazione in cambio) e, quindi, da immatricolare. Più i veicoli commerciali, ciclomotori, motoveicoli e quadricicli che rispettano tetti massimi di emissione. Lo sconto arriva a un massimo di 5.000 euro ed è facile presumere che, da parte dei privati, sarà una corsa contro il tempo e i soldi si esauriranno quasi subito, come avvenuto nel 2013. La somma stanziata dal governo, nel riparto dei fondi già varati dal governo Monti, è di 63,4 milioni. Sono escluse le vetture benzina e diesel. E questo fa discutere.
Anche quest’anno gli incentivi – è bene ripeterlo – sono destinati all’acquisto di veicoli a basse emissioni complessive (Co2, particolato, ecc) tra quelle elettriche, ibride (elettrico più benzina), a metano, a biometano, a Gpl, a biocombustibili o a idrogeno. Il contributo è pari al 20% del prezzo dell’auto con un tetto massimo di 5.000 euro per i veicoli con emissioni di Co2 non superiori a 50 g/km. Lo sconto scende a 4.000 euro per i veicoli con emissioni non superiori a 95 g/km. Ed è limitato a 2.000 euro per le quattroruote che stanno comunque sotto i 120 g/km. E qui si apre il primo problema: molti diesel e alcuni benzina già oggi sono sotto la soglia de 120 g/km di Co2. Perché queste auto sono escluse dalla lista dei benefici mentre all’estero è solo il livello d’inquinamento a premiare o penalizzare il portafoglio dell’automobilista? Se giustamente si vuole incentivare l’auto ecologica, oltre a dotare il Paese di una rete che renda conveniente l’uso dell’elettrico e che soddisfi a pieno anche la domanda di metano, il criterio premiante delle basse emissioni andrebbe esteso a tutti. Ma qui probabilmente ci si scontra con il secondo problema: la ristrettezza dei fondi a disposizione che devono andare incontro anche a un altro tipo di clientela.
Cioè quella delle aziende. Filippo Pavan Bernacchi, presidente di Federauto, l’associazione che rappresenta i concessionari, non ha dubbi a questo proposito: «Questa manovra è quasi la fotocopia degli incentivi 2013: riguarderà solo l’1% del mercato dei privati. In pratica è come usare una goccia d’acqua per spegnere un incendio. Le risorse sono ridottissime e per le aziende
le condizioni di accesso sono impossibili. Le partite Iva, infatti, per accedervi hanno l’obbligo di rottamare un autoveicolo di almeno 10 anni. La riprova che questa impostazione non funziona è che lo scorso anno i fondi a disposizione dei privati sono terminati in mezza giornata mentre quelli per le aziende sono rimasti in larga parte inutilizzati».
Pavan è forse troppo critico, ma una cosa è certa: la distanza tra i sostegni pubblici italiani (non esclusivamente monetari) e quelli vigenti negli altri Paesi Ue (a cominciare dai fortissimi sconti sull’elettrico e proprio sulle basse emissioni e i consumi ridotti) è diventata una voragine, con gli esiti di mercato che abbiamo visto dal 2010 al 2013 nel Belpaese. Certo: la crisi delle vendite ha colpito tutti i mercati europei, costringendo le case automobilistiche a politiche di marketing sempre più agguerrite. Come quella di lanciare i nuovi modelli anche con sconti del 25-30% sulle immatricolazioni registrate nelle prime settimane.
Adesso in Italia c’è questa occasione e i calcoli degli esperti prevedono una domanda di 15 mila vetture incentivabili in poche settimane. Poi i soldi per i privati finiranno. Resta da vedere cosa faranno le aziende, che hanno nel loro Dna il noleggio a lungo termine delle flotte. Altro settore, quest’ultimo, che richiederebbe un approccio d’insieme, un progetto su come passare dall’auto privata che inquina e consuma a un’altra, magari a noleggio, a basse emissioni e molto risparmiosa.
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