Egitto-Varese per 5 mila euro Stroncato racket

Egitto-Varese per 5 mila euro Stroncato racket

VARESE Da Al Fayyum, Egitto, a Varese, Italia. Al prezzo di 5000 euro, tutto compreso: dal viaggio all’alloggio, dal vitto alla regolarizzazione dei documenti. Un’organizzazione libico-egiziana specializzata nel trasporto illegale di minorenni nel Belpaese è stata sgominata dalla squadra mobile di Varese. In manette sono finite dieci persone appartenenti a due organizzazioni “gemelle”. Gli arrestati sono tutti egiziani (alcuni regolari, altri no), tutti residenti nel Milanese (tranne uno, che stava a Licata). L’indagine condotta dal sostituto procuratore Tiziano Masini è stata battezzata Zenobia: come la regina di Palmira che invase e conquistò l’Egitto nel terzo secolo dopo Cristo. In realtà, in questo caso, si trattava di un’invasione (pacifica) al contrario: decine di ragazzini, nella grande maggioranza dei casi fra i 16 e 17 anni, da Al Fayyum (nel cuore dell’Egitto) hanno raggiunto prima la Sicilia, e poi la Lombardia.L’inchiesta era partita nel luglio 2008. I funzionari dell’ufficio immigrazione della questura avevano notato un anomalo aumento di richieste d’aiuto da parte di minorenni egiziani. Questi si presentavano in questura dichiarando di essere in stato di abbandono e senza mezzi di sussistenza. La legge in questi casi, per motivi umanitari, dispone il rilascio di un permesso di soggiorno provvisorio sino al raggiungimento della maggiore età. Una volta regolarizzati, gli adolescenti venivano inviati nei centri di assistenza del Varesotto e del Milanese. A insospettire la polizia, oltre che la frequenza delle richieste (una quindicina in pochi mesi), è stato anche il fatto che i giovanissimi egiziani da una parte si dichiaravano indigenti, dall’altra esibivano vestiti e cellulari all’ultima moda. E anche

il fatto che, a poche centinaia di metri dalla questura, venivano presi in consegna da un uomo chiaramente nordafricano.Interrogatori, appostamenti e intercettazioni hanno permesso di ricostruire il quadro. Dai racconti dei giovani è emerso che questi avevano messo in mano i loro sogni a un’organizzazione libico-egiziana. Le famiglie di ragazzi, spesso indebitandosi, contrattavano il viaggio della speranza con alcuni faccendieri locali. Questi, intascati fra i 2 e i 3mila euro, affidavano i ragazzi a un gruppo libico che, con le cosiddette “carrette del mare”, faceva arrivare i ragazzi a Lampedusa. Non prima però di aver preso in pegno il loro passaporto. Trasferiti ad Agrigento dopo il periodo trascorso nei centri di accoglienza, venivano contattati da altri componenti dell’organizzazione che, biglietto del treno in mano, li spedivano al Nord. Perfettamente imbeccati, i ragazzini recitavano la loro parte alle questure (Varese e Milano prima, Piacenza, Brescia e Roma poi). A quel punto le famiglie dei giovani pagavano ai faccendieri egiziani la seconda tranche del compenso (per un totale di circa 5mila euro), così i ragazzi riottenevano i passaporti spediti a mezzo corriere e nascosti negli oggetti più disparati (dolci e giocattoli compresi). A quel punto, ai giovani egiziani non restava altro che aspettare la maggiore età. La legge permette infatti a chi è in possesso di un permesso di soggiorno per minore età di ottenere un nuovo permesso in detrazione e in deroga al decreto flussi: basta certificare un motivo di studio, di lavoro o di salute. Ma la corda, tirata troppo a lungo, alla fine si è rotta.Enrico Romanò

e.marletta

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