Eluana Englaro trasferita a Udine, nuovo altolà del ministero

Milano, 3 feb. (Apcom) – Eluana Englaro è in Friuli, dove, nella casa di cura “La Quiete” di Udine, dovrebbe concludersi la sua odissea che dura ormai da diciassette anni. Nella struttura sanitaria infatti si dovrebbe dare corso alla sentenza che autorizza il padre della donna in stato vegetativo permanente a interrompere l’alimentazione e l’idratazione forzata che la tengono in vita. Dal ministero del Welfare però arriva un nuovo altolà, espresso

dal sottosegretario Eugenia Roccella che ha ribadito di ritenere inapplicabile la sentenza della Corte d’Appello di Milano all’interno del Servizio sanitario nazionale e ha parlato di “un protocollo di morte”. Lo stesso ministro Maurizio Sacconi ha definito la sospensione dell’alimentazione di Eluana come un passo verso l’eutanasia. Nel frattempo Beppino Englaro dice che non parlerà più fino alla conclusione della vicenda e l’avvocato della famiglia chiede, una volta di più, riservatezza sulla vicenda.

Fin dalle prime ore di oggi, comunque, intorno alla donna di
Lecco si sono accesi i riflettori mediatici e le polemiche.
Mentre un’ambulanza la trasportava fuori dalla casa di cura Beato
Talamonti della sua città, dove da anni era ricoverata, una
piccola folla ha tentato di opporsi e ha gridato “Eluana
svegliati”. L’arrivo in Friuli, terra d’origine di Beppino
Englaro scelta anche per gli ultimi giorni della figlia, è
avvenuto poco prima delle 6 di questa mattina. Sull’ambulanza con
la ragazza il dottor Amato De Monte, primario del primo reparto
di anestesia dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di
Udine, che guiderà l’equipe che assisterà Eluana. “Sono
profondamente devastato come uomo, come padre, come medico e come
cittadino”, ha detto De Monte al Tgr del Friuli.

Io penso – ha aggiunto De Monte – che tutta la società civile dovrebbe fare un grosso ripensamento su questa tematica e soprattutto sullo scollamento che su questo problema esiste tra il sentire sociale e la posizione della politica e della Chiesa”. De Monte ha anche racconta di aver toccato

“con mano la grossa diversità che c’è fra il vissuto che abbiamo avuto tutti, quindi l’opinione pubblica, di questa ragazza che ci è stata sempre presentata nel fiore della giovinezza e trovarmi, invece, davanti, a una persona che è completamente diversa dall’immaginario che penso ognuno di noi si era creato di questa ragazza”.

Io non voglio ora sposare definizioni”, ha detto il ministro del
Welfare Sacconi rispondendo a una domanda sulla posizione dei
vescovi che hanno parlato di eutanasia. “Certo è che ci porremmo
lungo quella strada, quella di una deriva che può portarci a
riconoscere un presunto diritto di morte che in realtà credo non
possa essere accettato dalla nostra comunità”. Il ministro ha
aggiunto che Eluana “si trova in uno stato vegetativo e non di
morte cerebrale, in una condizione in cui tra l’altro la scienza
non sa dire con certezza assoluta se sia reversibile o meno”.

Il governo, comunque, non intende arrendersi e, sempre nelle
parole di Sacconi, intende “verificare ora gli atti formali che
sono effettivamente possibili”. Secondo il sottosegretario
Roccella, comunque, tutto è ancora da vedere, perché “fra il
decreto della corte d’appello di Milano che consente di
sospendere l’idratazione e l’alimentazione e le norme del
Servizio sanitario nazionale”, “ci sono norme che rendono
difficile” applicare “un ‘protocollo di morte'”.

Vedremo se è l’ultimo viaggio – ha aggiunto Roccella -, è un
precedente gravissimo. Io ritengo che esista una incompatibilità
fra il decreto della corte d’appello che consente di sospendere
l’idratazione e l’alimentazione e le norme del Servizio sanitario
nazionale”. “Il Ssn – ha aggiunto Roccella – ha la vocazione di
curare, ci sono norme e regole che rendono difficile applicare un
protocollo di morte di quel genere”.

Mentre il dibattito politico si infiamma e la Chiesa torna a far
sentire la propria voce, il Movimento per la Vita lancia appello
al premier Berlusconi e ai ministri Alfano e Sacconi “perché
procedano alla presentazione di un decreto legge nei tempi utili
per sottrarre Eluana alla morte”. Il Movimento Difesa del
Cittadino, invece, annuncia che continuerà a combattere la sua
battaglia giuridica “di fronte al Tribunale amministrativo
regionale del Lazio per evitare il ripetersi di altri casi come
quello della famiglia della povera Eluana”.

Tra speranze, fiaccolate, manifestazioni e clamore mediatico
arriva però anche una voce dissonante: il TgLa7, infatti, sceglie
di “spegnere le telecamere e i microfoni, imboccando la faticosa
strada del silenzio”. “Secondo scienza e secondo Coscienza –
hanno spiegato i giornalisti de La7 – decidiamo di staccare la
spina. La nostra. Prima che l’alibi dell’informazione
totalizzante non ci legittimi a trasformarci in
protagonisti-spettatori non già del villaggio globale, ma
dell’ennesimo circo Barnum”.

Cep

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