Roma, 20 nov. (Apcom) – Dopo le nuove rivelazioni della superteste Sabrina Minardi, rispetto al ‘telefonista’ che si faceva chiamare Mario la Procura di Roma è al lavoro sulla identità di una persona che avrebbe partecipato al sequestro di Emanuela Orlandi. Le verifiche degli inquirenti dopo la conferma, da parte della Minardi, di alcune sue dichiarazioni e il suo riconoscimento del sedicente Mario stanno proseguendo in questo senso. Secondo quanto si è appreso il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il pm Simona Maisto sono impegnati nel circoscrivere l’ambito in cui è maturata la organizzazione e la realizzazione del rapimento della Orlandi avvenuto nel giugno dell”83.
Sabrina Minardi ha ricostruito i contatti avuti con Emanuela Orlandi, confermando di averla vista in alcune occasioni, nel corso dei mesi in cui la ragazza sarebbe stata tenuta prigioniera dal boss Enrico De Pedis e i suoi compari. La ricostruzione fornita dalla donna agli inquirenti è ritenuta credibile. In questa nuova dichiarazione testimoniale la Minardi ha spiegato anche la sovrapposizione temporale che aveva in qualche modo messo in dubbio la sua credibilità. “Del figlio di Nicitra – ha detto in pratica la Minardi – me lo dissero anni dopo, ma in circostanze simili, e per questo ho sovrapposto le cose”.
Il corpo della Orlandi – secondo la Minardi – sarebbe finito in un sacco dell’immondizia e trasportato insieme a quello di un’altra persona, sarebbe stato sepolto, in un cantiere di Torvajanica, sul litorale romano. La donna ha circostanziato – secondo quanto si è appreso – oltre che la posizione del luogo anche la disposizione di una betoniera. “Non si inventa nulla”, si spiega a piazzale Clodio. Il trasporto del cadavere della Orlandi avvenne – sempre secondo quanto riferito dalla Minardi – ad alcuni mesi di distanza dalla scomparsa di Emanuela, e sicuramente nel corso del 1983.
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