«Era un punto di riferimento a Varese. Brillante psichiatra e grande musicista»

Il collega Giuseppe Ramponi lo ricorda. «Il jazz non è per tutti. Era la sua musica, ce l’aveva dentro. Un amore, una passione»

Giorgio Alberti era un uomo dalle mille sfaccettature: «schivo, di poche parole, quasi timido, si trasformava quando indossava i panni del musicista. Per anni ci siamo chiesti come facesse a diventare all’improvviso quasi un attore carismatico sul palcoscenico». Giuseppe Ramponi, medico psichiatra, lavorò per un breve periodo con Alberti, morto ieri a 84 anni in seguito al drammatico incidente stradale avvenuto alle 11 di ieri mattina in via Sanvito, all’ospedale psichiatrico di Varese a cavallo tra gli anni 60 e 70. «Specializzato in neuropsichiatria infantile era a Varese un punto di riferimento: era l’unico. Tutti si rivolgevano a lui», spiega Ramponi. Ma Alberti è anche stato un grandissimo musicista jazz. «Lui era un trombettista – spiega l’ex collega – tra i più famosi in Italia». Dopo aver suonato negli Stati Uniti con musicisti del calibro di Sidney Bechet, si prese una piccola pausa. Ricominciò, qualche anno dopo una pausa professionale, con la Milan College e con Lino Patruno e tenne una intensa attività concertistica e discografica. Suonò anche negli Stati Uniti in Illinois, Iowa e Wisconsin. Ultimamente ha tenuto anche delle lezioni di jazz al Twiggy, il locale di Varese di

via De Cristoforis. Alberti era considerato un fuoriclasse dello strumento: «e il jazz non è per tutti – racconta Ramponi – non c’è una sinfonia da riprodurre. Era la sua musica, ce l’aveva dentro. Un amore, una passione». E tutti ricordano «la sua metamorfosi – spiega l’ex collega – così schivo, anche se sempre attentissimo ai pazienti, così sulle sue, diventava un altro. Non certo per esibizionismo: la musica lo trasportava, lo cambiava. Siamo sempre stati convinti che non vedesse nemmeno il pubblico. Suonava per se stesso e suonava divinamente. Era qualcosa che lo cambiava. Come se all’improvviso, diventasse un altro». Uno psichiatra brillante un musicista di talento. «Che si sposò tardi – racconta Ramponi – era scolo quando lavorava qui a Varese. Si sposò dopo quegli anni». La moglie Alessandra è sorella del famoso filosofo, già docente di Estetica all’Università Statale di Milano, Stefano Zecchi. Che raggiunse la popolarità al di fuori dal mondo accademico attraverso numerose partecipazioni al Maurizio Costanzo Show, talkshow televisivo seguitissimo negli anni 80 e 90. La donna, rimasta a sua volta coinvolta nel drammatico incidente avvenuto ieri, versa in gravi condizioni. Fondamentali saranno le prossime ore.