Roma, 8 giu. (Apcom-Nuova Europa) – Centro-Est Europa
astensionista e fortemente tentato dai movimenti nazionalisti e
xenofobi, che avanzano n Romania, Bulgaria e Slovacchia e
sfondano in Ungheria. In un quadro generale di primato delle
destre – tranne in Slovacchia – la cosiddetta Nuova Europa, in
versione elettorale comunitaria, si caratterizza anche per la
tenuta di molti partiti di governo, malgrado la fortissima crisi
economica: questo vale per la disastrata Lettonia, per la
Lituania in profonda recessione (mentre sul Baltico, in Estonia,
vince l’opposizione centrista) e anche per Polonia, Repubblica
ceca e Romania. Le forze politiche al governo vengono punite
invece a Sofia, Budapest e Lubiana.
In base agli ultimi dati diffusi dal Parlamento europeo,
l’affermazione più clamorosa è quella del partito di centrodestra
ungherese Fidesz, che con il 56,37% delle preferenze e 14 seggi
su 22 mette a segno un vero e proprio ‘cappotto’ nei confronti
dei socialisti del premier Gordon Bajnai, fermi al 17,38% in calo
da nove a soli quattro seggi rispetto al 2004. A Budapest trionfa
anche il nuovo partito di estrema destra Jobbik, che ottiene tre
seggi con il 14,77% delle preferenze, ben oltre il 5-8% e il
singolo seggio messi in conto alla vigilia del voto.
In Polonia rispetta le attese l’affermazione del partito Piattaforma civica (Po) del premier Donald Tusk, accreditato dagli exit poll del 45,2% e 24 seggi, uno dei quali già prenotato da Danuta Huebner, commissaria Ue ai Fondi regionali. Diritto e Giustizia, partito conservatore del presidente Lech Kaczynski e guidato dal suo gemello Jaroslaw, ex premier, si ferma al 29,5% e a 16 seggi. Ma Tusk non centra l’obiettivo di superare gli italiani all’interno
della delegazione del Ppe a Strasburgo: insieme al Partito popolare polacco (Psl), accreditato del 7,9% e quattro seggi, arriverebbe a 28, eurodeputati secondo le previsioni dell’Europarlamento, mentre Pdl e Udc ne contano 34. Un equilibrio di forze rilevante, in vista della partita che si giocherà tra l’italiano Mario Mauro e il polacco Jerzy Buzek per la presidenza dell’eurocamera, in cui la delegazione tedesca nel Ppe (42 membri) avrà un ruolo determinante di arbitro.
Rispetto alle elezioni del 2004, a Varsavia rimangono escluse le
forze euroscettiche: gli ultracattolici della Lega delle famiglie
polacche, ricandidati sotto le insegne del movimento paneuropeo
Libertas, si fermano all’1%, così come i nazional-populisti di
Samobroona (Autodifesa). Cinque anni fa, avevano eletto
rispettivamente dieci e sei europarlamentari. Solo discreto il
risultato dell’Alleanza della sinistra democratica e dell’Unione
del lavoro (Up) che si attesta al 12% ed elegge sei eurodeputati.
In Romania, i dati preliminari confermavano l’attesa testa a
testa tra il Partito democratico liberale (Pdl) del presidente
Traian Basescu e il Partito socialdemocratico (Psd), che
dall’anno scorso governano in una ‘grande coalizione’ tagliando
fuori il Partito nazionale liberale (Pnl). Il Pdl è accreditato
del 30,8% contro il 30,5% del Psd, ed entrambi dovrebbero
ottenere 11 seggi, mentre il Pnl si ferma al 16,7% e sei seggi.
Ma al risultato del partito di Basescu si aggiunge il 3,5% e il
seggio conquistato da sua figlia Elena, che ha già dichiarato
l’intenzione di rientrare nel Pdl. L’Unione democratica dei
magiari (Udmr) è accreditata dell’8,9% e tre eurodeputati, mentre
l’estrema destra del Partito della Grande Romania (Prm) ottiene
il 7,2% e due seggi, di cui uno destinato a Gigi Becali, discusso
patron dello Steaua Bucarest.
In Bulgaria le elezioni europee – viste come prova generale
delle legislative che si terranno il 5 luglio- assegnano la
vittoria al partito Gerb del sindaco di Sofia Boiko Borisov, con
un 24,55% dei voti a spoglio quasi completato e quindi cinque
seggi. Al partito Socialista del primo ministro Sergei Stanishev
va il 18,44% delle preferenze, ovvero tre o quattro seggi.
Seguono il Movimento per i diritti e le libertà, legato alla
minoranza turca, con il 14,13% e i nazionalisti anti-rom di
Ataka all’11,72% e rispettivamente tre o quattro seggi e due
seggi per i nazionalisti). Si ferma nelle retrovie, invece, il
Movimento nazionale per la stabilità e il progresso (Mnsp), la
formazione liberale dell’ex re Simeone Saxo-Coburgo-Gotha, con
l’8,07% dei consensi.
Alv/Dmo/Orm
MAZ
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