Roma, 20 giu. (Apcom) – Nel braccio di ferro tra le marche (le
scuderie) ed il marchio (la Formula 1) la novità c’è: si va
avanti così, con uno scontro frontale che ieri, quantomeno, ha
portato a mettere nero su bianco le minacce finora solamente
agitate dietro entrambe le barricate. A sette giorni dalla
scadenza del primo ultimatum sulle iscrizioni al Mondiale 2010,
la Federazione Internazionale dell’Automobile ha chiuso il
secondo giorno del giudizio con un nuovo nulla di fatto,
sventolando lo spauracchio dei tribunali in risposta all’annuncio
dell’esodo diffuso nella notte dalla Fota, l’associazione delle
scuderie opposte al tetto che il presidente della Fia Max Mosley
vuole imporre alle spese dei team.
Il giorno della rottura, o l’ennesima mano di una estenuante
partita di poker, inizia con la mossa delle otto scuderie della
Fota. Ferrari, McLaren, Renault, Toyota, BMW Sauber, Brawn GP,
Red Bull Racing e Toro Rosso prendono atto del fallimento dei
negoziati e fanno sapere di avere una sola “alternativa”, la
creazione di “un nuovo campionato che rifletta i valori dei suoi
partecipanti e dei partner”. Le scuderie, che rifiutano la
filosofia di Mosley (maggiore equilibrio, abbattimento dei costi
e campionato più accessibile a nuove entità), preannunciano un
Mondiale “trasparente” e meno oneroso per i tifosi. Non solo, i
team della Fota promettono anche un Mondiale in cui “sarà della
partita” una buona fetta di “piloti, star, marche. sponsor,
promotori e società legate alla storia di questo sport”. Ovvero
alla storia della Formula 1, fiore all’occhiello e motivo
principale dell’esistenza della Fia.
La replica della federazione parigina arriva nel pomeriggio, con una manciata di righe che da una parte annunciano l’avvio di azioni legali e dall’altra congelano la pubblicazione della entry list definitiva dei team iscritti al Mondiale 2010. La frattura tra i team e la Fia, oggi più che mai, appare profonda ma non insanabile e la sensazione di un continuo prendere tempo, da parte di entrambi gli schieramenti, si fa sempre più netta.
La frattura c’è, soprattutto tra la Fia e la Ferrari (oggi nuovamente accusata di violazione di obblighi contrattuali), ma probabilmente a vincere – almeno al momento – è la paura di lasciarsi. Perché ora è davvero difficile capire se sia più debole un campionato improvvisamente orfano dei marchi storici di Ferrari e McLaren o, invece, un gruppo di scuderie blasonate costrette a privarsi dell’appeal, della storia e dell’immediatezza della griffe motoristica per eccellenza, la Formula 1.
Il patron del Mondiale, Bernie
Ecclestone, ha manifestato tranquillità ben prima della presa di
posizione della Fia. “La Formula 1 esiste da sessant’anni e con
noi hanno corso una sessantina di team, si continua senza
problemi”, ha detto Ecclestone questa mattina arrivando sul
circuito di Silverstone per assistere alle prove libere del Gran
Premio di Gran Bretagna, settimo appuntamento stagionale.
Poi, dopo l’annuncio della battaglia legale, la sicurezza di
Mosley, che in un’intervista alla Bbc si è detto certo della
vittoria nel braccio di ferro contro le scuderie della Fota
affermando che la Ferrari e gli altri sette team ribelli non
riusciranno a creare i presupposti per la creazione di un
campionato parallelo. “Siamo stati costretti ad adire le vie
legali”, ha detto Mosley, “tutto rientra nell’iter della vicenda,
ma quando loro torneranno in possesso delle loro facoltà mentali
questa storia finirà”. Mosley ha accusato i team della Fota di
portare avanti un vero e proprio bluff: “Si tratta di una recita,
ma è una recita che finirà prima dell’inizio del 2010 e prima
della prima gara della prossima stagione, a Melbourne”, ha detto
il presidente della Fia. Secondo Mosley l’ipotesi di un addio
alla Formula 1 da parte delle otto scuderie della Fota è
irrealistica: “Non riusciranno ad ottenere l’appoggio necessario
e torneranno indietro”, ha spiegato il presidente della Fia.
Lo scetticismo circa l’allestimento in fretta e furia di un
campionato parallelo è diffuso e, senza contare i vincoli che
secondo la Fia legherebbero la Ferrari alla Formula 1 (e non, ad
esempio, McLaren e Renault), si fonda essenzialmente su questione
finanziarie. La scuderia Williams, che insieme alla Force India
fa da spettatrice alla querelle tra Fota e Fia, si è espressa
attraverso l’amministratore delegato Adam Parr: “Al momento
sarebbe molto difficile ottenere incassi grazie alle
sponsorizzazioni”, ha detto il dirigente del team britannico.
All’aspetto legato agli sponsor va aggiunta la questione dei
contratti televisivi. In Italia la Rai ha un contratto con la
Formula 1 fino al 2011, mentre l’intesa triennale tra Ecclestone
e Sky Sport si chiuderà al termine di questa stagione.
Nell’attuale contratto tra la Formula 1 e Sky Sport non sono
previste clausole legate alla competitività o alla presenza di
determinate scuderie. L’unica richiesta specifica di Sky
riguardava la salvaguardia dell’interattività, ovvero la
possibilità di sfruttare la tecnologia digitale ed offrire agli
abbonati della pay tv inquadrature differenti rispetto a quelle
della Rai. L’azienda di Viale Mazzini è invece legata alla
Formula 1 fino al 2012 e per questo motivo, come annunciato
giorni fa, è pronta a dare battaglia in tribunale nel caso in cui
il campionato dovesse restare orfano dei top team. Nonostante il
contratto tra Rai e Formula 1 non preveda clausole specifiche
relative alla competitività o al blasone delle scuderie, in Rai
regna la convinzione che un Mondiale senza le scuderie della Fota
costituisca un prodotto radicalmente diverso e irrimediabilmente
impoverito rispetto a quello acquistato. La Rai, che segue
ovviamente con interesse il muro contro muro tra Fia e Fota, in
questi giorni sta analizzando il contratto con la Formula 1 per
definire le basi di una eventuale azione legale finalizzata alla
rescissione del contratto.
Cep
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