«Si tratta del solito pasticcio all’italiana». Questo il commento della rappresentante varesina di Confesercenti, , che entra nel merito dell’obbligatorietà del possesso di un Pos.
Un rapporto di Confesercenti, secondo cui un imprenditore che realizzi transazioni per circa 50 mila euro all’anno, tra costi di installazione del Pos, canoni e commissioni, pagherà all’incirca 1.700 euro nei dodici mesi.
«Sono veramente arrabbiata perché non è tra il fruttivendolo o il pescivendolo di turno, che magari non fanno lo scontrino per la vendita di un pesciolino o di un capo di insalata, che si insinua la vera evasione fiscale – continua la Roncati Pomi – Questo è il risultato della politica del governo Monti che ha fatto più danni di qualsiasi altro governo si sia
succeduto in Italia. I piccoli commercianti e gli esercenti che non hanno ancora il Pos e si rifiutano di adeguarsi, dal mio punto di vista, fanno bene: un commerciante ha potere contrattuale con la banca rispetto alle commissione quando ne fa diverse, se un negozio come quello del fruttivendolo ha normalmente clienti che non superano i 30 euro perché dovrebbe farsi carico di questo onere».
La rappresentante di Confesercenti, inoltre, spiega di aver smesso di accettare come metodo di pagamento elettronico nei suoi punti vendita American express.
«Le commissioni sono troppo alte, si aggirano intorno al 3%, contro quelle di Mastercard e Visa che invece si muovono intorno all’1,30-1,40%».
A detta del referente cittadino Ascom, , gli aggravi per le aziende non saranno indifferenti.
«Gli aggravi sono in proporzione al fatturato: per un negozio medio possono arrivare anche a qualche migliaio di euro all’anno. Andiamo a vedere quanto volume d’affari regaliamo alle banche con questa manovra: lo Stato vuole imporre l’obbligatorietà del Pos in piccole e medie imprese e ai liberi professionisti, benissimo che vengano però azzerate le commissioni».
Secondo uno studio dei Consulenti del lavoro il canone oscilla dai 10 euro del Pos standard ai 28 del Gsm. Per ogni operazione si pagano poi 20 centesimi per la chiamata ad un numero automatico ed una commissione bancaria che in media si aggira sul 2% dell’importo transato. «Questi costi aggiuntivi – continua Parravicini – o metteranno fuori mercato l’impresa oppure ricadranno sul consumatore: non c’è alternativa».
Il referente Ascom non intende farsi convincere dal fatto che, questa decisione, sia stata presa per contrastare la lotta all’evasione fiscale. «Nella stessa settimana – continua – il Governo Renzi ha ripristinato prima con decreto urgente l’anatocismo per le banche, che ora possono far pagare non solo gli interessi sul capitale ma anche sugli interessi maturati in generale, e l’obbligo del Pos per spese superiori ai 30 euro. Mi sembra che l’intento sia chiaro. La cosa che più irrita è che il decreto urgente sull’anatocismo è stato definito un decreto urgente al sostegno delle imprese: oltre al danno, la beffa».
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