Falsi infortuni: la stangata Quattro anni e mezzo a Gallo

Falsi infortuni: la stangata
Quattro anni e mezzo a Gallo

Falsi infortuni sul lavoro pagati migliaia di euro: condannato a quattro anni e sei , il dipendente infedele Inail per il giudice ha truffato l’ente per il quale lavorava appropriandosi di 137 mila euro.

Con lui a processo ci sono finite le quattro teste di legno che Gallo utilizzava per i falsi incidenti sul lavoro: , , e . Il giudice per l’udienza preliminare li ha condannati a due anni e sei mesi di detenzione ciascuno.

Il sistema

La sentenza è arrivata alle 17 di ieri: il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a sei anni per Gallo e pene tra i quattro anni e otto mesi e i tre anni e otto mesi per i correi.

Il gup ha inoltre riconosciuto una provvisionale pari a 50 mila per Inail che quasi certamente si rivarrà anche in sede civile sull’ex dipendente.

Secondo l’accusa Gallo era il vertice di un sistema attraverso il quale per quasi due anni Inail ha pagato per infortuni sul lavoro mai avvenuti. Gallo era addetto all’inserimento dei dati relativi agli incidente nel sistema informatico dell’ente. Di qui l’idea: trovare persone consenzienti (e poi pagate) che fingevano di aver avuto infortuni sul lavoro.

Erano meri nominativi: persone reali, in alcuni casi senza un lavoro, il cui nome finiva negli elenchi di chi doveva essere risarcito.

«Il mio assistito ha ammesso l’errore – ha detto il difensore di – Ha chiesto di essere riammesso al posto di lavoro in modo da poter risarcire l’ente del danno. Quei 137 mila euro non li aveva lui, senza un lavoro non può ripagare Inail».

Scambio di accuse

Gli imputati si sono accusati tra loro: i prestanome hanno confermato che a gestire l’intero sistema era comunque Gallo. A carico del quale il gup ha anche disposto il rinvio degli atti al pm per verificare che a suo carico non si possa profilare anche un accusa di accesso abusivo ai dati informatici.

Simona carnaghi

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