Farioli saluta il 2014: «Difendo i cittadini»

Il sindaco di Busto Arsizio nella tradizionale intervista di fine anno

– «Un anno di luci ed ombre. Ora la politica faccia uno scatto in avanti». Così il sindaco Gigi Farioli alla tradizionale chiacchierata con la stampa di fine anno.


Un bilancio di luci ed ombre, amarezze e soddisfazioni. Da un lato freni e incertezze, soprattutto a livello sovracomunale, alle grandi intuizioni che accompagnano l’esperienza di Busto Arsizio. Dall’altro i riconoscimenti nazionali ed europei per la tutela del consumatore sul made in Italy, i riconoscimenti sull’Expo e l’anello che abbiamo stretto tra sviluppo economico e inclusione sociale, con una rete che autoproduce lavoro per oltre 25mila ore, attraverso i voucher, per persone che sono fuori dal mercato del lavoro. Un modello di welfare moderno, che vorrei si allargasse anche alla politica sulla casa, altro fronte su cui purtroppo non abbiamo inciso abbastanza.


Le do una notizia: nel 2015 potremmo decidere consapevolmente di non rispettare i vincoli del patto di stabilità. Leggerò il testo della legge, ma se è vero che sono stati bloccati gli aumenti di Imu e Tasi, allo stesso tempo non sono stati bloccati i tagli ai trasferimenti agli enti locali. Non voglio che anche quest’anno la manovra finisca per pesare sulle tasche dei nostri cittadini.


A chi voleva cambiare verso e ha finito per dare ritmo, vorrei ricordare che a Busto Arsizio si realizza prima ciò che Renzi è costretto a rimandare. Meno spesa pubblica e l’aggressione al socialismo di Stato delle società partecipate. Al ritmo preferisco dare un senso alla buona politica.


Abbiamo iniziato il 2014 cancellando 25 poltrone nelle società partecipate: ma sì, siamo ancora a metà del guado. L’obiettivo del disboscamento delle partecipazioni comunali non è ancora stato raggiunto, tanto che l’incarico di amministratore unico è stato prorogato di tre mesi a Gianfranco Carraro, che non è un politico ma un manager. L’approccio che abbiamo seguito non è quello della politica politicante, ma dell’efficienza di gestione.


Penso ad Accam, dove la resistenza di campanilismi deteriori, particolarismi e conservatorismi impedisce una scelta. Ma stavolta il Big Ben ha detto stop: presenterò ufficialmente la necessità di un nuovo scenario che preveda la messa in liquidazione definitiva della società Accam, invitando tutti gli attori a rispettare gli impegni e a riscrivere gli accordi responsabilmente. Non è una rinuncia a migliorare l’ambiente, ma un rilancio al di fuori dei tatticismi. O Accam diventa un’agenzia ambientale, oppure chiederemo che si individui un sito alternativo.


Dobbiamo superare la sindrome del Palio di Siena che blocca la politica locale e provinciale. Invece di correre insieme competendo verso un comune obiettivo, si tende ad anteporre le rivalità tra singole contrade o fantini. È un po’ la sfida che ha lanciato prima di Natale monsignor Severino Pagani.


È il mio auspicio per il 2015, che riprende il mito di Perseo: non se ne esce illudendosi di “ammazzare la medusa” felici di esser soli, ma con una corale capacità di mettersi insieme. Se ho un proposito, non è quello di suonare uno spartito di altri, ma di fare in modo che il meglio delle forze politiche si metta insieme per prevalere sulla sindrome del Palio di Siena.


Faccio mie le parole di monsignor Pagani: il consiglio comunale sia luogo di conflitti positivi, non di appiattimenti inconsapevoli. Chi vuole costruire, oggi ha campo aperto.