Ferrè e Malo, marchi in vendita con il ricorso alla legge Marzano


Milano, 9 feb. (Apcom)
– Oggi la richiesta dell’amministrazione
straordinaria per la controllata Ittierre, nei prossimi giorni
toccherà alla capogruppo It Holding seguire la stessa strada, con
il risultato che saranno messi in vendita i marchi Ferrè e Malo.

La crisi del gruppo di moda che fa capo a Tonino Perna sta
vivendo in questa ore un’improvvisa accelerazione. Questa mattina
il cda di Ittierre, controllata al 100% da It Holding, ha fatto
sapere di avere deliberato di presentare “un’istanza per il
ricorso all’amministrazione straordinaria, prevista dalla legge
Marzano, finalizzata alla ristrutturazione del gruppo e alla
continuazione dell’attività”. Il cda di It Holding, il cui titolo
è stato sospeso dalle contrattazioni di Borsa italiana a tempo
indeterminato, farà la stessa cosa nei prossimi giorni, visto che
dovrà farsi carico del rimborso anticipato del prestito
obbligazionario di cui beneficia a causa dell’amministrazione
straordinaria della controllata.

It Holding, 1800 dipendenti, un giro d’affari nel 2007 pari a 637 milioni e un indebitamento netto al 30 settembre pari a 295,4 milioni, possiede i marchi Gianfranco Ferrè e Malo e produce su licenza capi a marchio VJC Versace, Versace Sport, Just Cavalli, C’N’C’ Costume National e Galliano. Che fine faranno tutti questi marchi? La legge Marzano prevede che il Tesoro nomini un commissario straordinario per gestire

la ristrutturazione del gruppo. Per fronteggiare la crisi di liquidità il commissario solleciterà manifestazioni d’interesse per i marchi di proprietà, quindi Gianfranco Ferrè e Malo, così da venderli al migliore offerente e incassare la liquidità necessaria per rimborsare gli obbligazionisti, mentre dovrà discutere con i proprietari dei marchi in licenza, fra cui il gruppo Versace e Cavalli, per definire se continuare o meno la produzione dei capi in licenza.

La crisi finanziaria del gruppo It Holding si protrae ormai da
tempo. Negli ultimi mesi si sono intrecciate trattative per
tentare di salvare il gruppo, prima con il magnate cinese Billy
Ngok, che alla fine ha preferito rinunciare, poi con il fondo di
private equity Kingsbridge, ma senza risultati.

Pbl

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