Roma, 8 mag. (Apcom) – Cipputi si prepara alla battaglia a
salvaguardia degli stabilimenti italiani della Fiat. Il piano che
il Lingotto ha presentato lunedì al governo tedesco per
l’acquisizione di Opel prevederebbe infatti la chiusura di alcuni
impianti in Europa, inclusi due in Italia. Si tratterebbe,
secondo quanto riferiscono fonti sindacali all’Apcom, dei siti di
Pomigliano d’Arco e Termini Imerese, entrambi situati nel
Mezzogiorno.
Dalla casa automobilistica torinese non si registra, per ora,
alcun commento. Circostanza che ha finito per aumentare la
preoccupazione delle organizzazioni sindacali, che minacciano di
aprire un “pesante conflitto sociale”, come annunciato dal leader
delle tute blu della Cgil, Gianni Rinaldini. A quanto si
apprende, sarebbe già pronta una lista con gli stabilimenti da
chiudere o ridimensionare, in Italia e in Europa, nel caso
andasse in porto l’operazione con Opel.
A Pomigliano d’Arco e Termini Imerese sono attualmente occupati, tra diretti e indotto, circa 12mila lavoratori (i diretti sono 5.200 nella cittadella industriale alle porte di Napoli e 1.600 a Termini). I sindacati chiedono che il Governo intervenga e convochi subito un tavolo di confronto. L’ipotesi che due delle fabbriche
Fiat italiane possano essere sacrificate sull’altare dell’alleanza con Opel preoccupa comunque anche l’esecutivo. In una lettera inviata dal ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, al presidente di Fiat, Luca Cordero di Montezemolo, e all’amministratore delegato Sergio Marchionne viene sottolineata la “centralità” degli stabilimenti italiani nel quadro delle alleanze internazionali del Lingotto.
“L’accordo raggiunto dalla Fiat con la Chrysler – scrive
Scajola – ha costituito per l’economia del nostro paese un fatto
di grande rilievo. Fondamentale sarà ora il permanere della
centralità del sistema produttivo italiano in un progetto che
possa continuare a essere sostenuto dal sistema degli incentivi
pubblici disponibili per lo sviluppo economico e produttivo del
nostro paese”. Scajola annuncia che il Governo convocherà presto
un incontro con la Fiat e i sindacati per “discutere le
prospettive dell’azienda in Italia”.
Per la Fiom-Cgil la chiusura o il ridimensionamento di un solo
stabilimento “è assolutamente inaccettabile – dice Rinaldini –
chi anche solo intendesse operare in questo senso, sappia che un
simile, irresponsabile disegno porterebbe all’apertura di un
pesante conflitto sociale”. Il segretario nazionale della
Fim-Cisl, Bruno Vitali osserva che “il fatto che Fiat non
commenti è un commento in sè. Di solito è velocissima a
smentire.Il suo riserbo è più di un commento, che ci fa
preoccupare”.
Dello stesso tono sono le parole della Uilm. “Non accetteremo né
chiusure di siti né ridimensionamento occupazionale – afferma il
segretario generale della Uilm Campania – non ci piace una grande
Fiat nel mondo e una piccola Fiat in Italia”. L’Ugl scenderà
invece in piazza già il 16 maggio per chiedere garanzie sugli
stabilimenti e i lavoratori Fiat. La manifestazione si svolgerà
ad Avellino.
A gettare acqua sul fuoco è il ministro del Welfare, Maurizio
Sacconi. “Aspettiamo di vedere concretamente queste
ipotesi – spiega riferendosi al dossier Opel – finalmente si
affronta un piano industriale di riorganizzazione nel quale Fiat
ha un ruolo attivo e non passivo”. Un ottimismo che però non fa
il paio con il grido d’allarme lanciato dalle istituzioni locali.
La Regione Sicilia chiede infatti un piano di salvaguardia per
Termini Imerese. Mentre il governatore della Campania, Antonio
Bassolino, chiede al Governo un tavolo nazionale con la presenza
delle Regioni per discutere del futuro degli stabilimenti Fiat.
Vis
MAZ
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