Roma, 26 set. (Apcom) – Le colombe sottolineano l’apertura al confronto politico e i toni più pacati rispetto ai finiani, i falchi guardano invece soprattutto alle tante frecciate lanciate da Gianfranco Fini. Silvio Berlusconi, raccontano, per ora si limita ad attendere il presidente della Camera al varco del passaggio in Aula del 29 settembre ed ad osservare con soddisfazione come Fini non abbia potuto evitare di riconoscere che
la questione della casa di Montecarlo esiste eccome: Tra pochi giorni vedremo alla Camera come si comporteranno i finiani; intanto Fini ha dovuto finalmente ammettere che la vicenda della casa è oscura, non è stato in grado di chiarirla e ha dovuto pronunciare la parola dimissioni, è il ragionamento che il premier avrebbe consegnato ai suoi, dopo aver seguito il videomessagio di Fini dalla sua casa di Arcore.
Insomma, il gioco del cerino che da mesi va in scena tra i due
ancora non ha un perdente: la palla, ragionano nel Pdl, è ora di
nuovo al premier e al suo discorso in Aula, che a questo punto
vede risalire le quotazioni di chi consiglia a Berlusconi un
intervento rivolto al futuro della legislatura e non al passato
delle polemiche. Uno stile già inaugurato ieri, con la presa di
distanza dal “teatrino degli insulti” fuori dal quale il governo
“ha continuato a lavorare in silenzio su cose concrete”. Ma alla
fine il banco di prova sarà sempre la giustizia: “Vedremo lsu
quel terreno – dice un ministro – se davvero vuole cambiare
pagina”.
Rea
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