GALLARATE Franco Battiato è un anticonformista giocherellone, al punto da sconvolgere persino i canoni della consequenzialità. Nel 1999 usciva il primo storico e rivoluzionario «Fleurs», diventato l’emblema di fuga dalla banale logica delle “cover” ed inauguratore di una modalità raffinata di affrontare la rilettura delle grandi canzoni del passato, «quando – come sostiene lui stesso – la musica leggera era primitiva, ingenua, esplosiva e aveva la gioia che abbiamo perso». Nel 2002 con l’inaspettato «Fleurs 3», saltando a piè pari il secondo capitolo, si lasciava intendere che il cerchio del confronto con le canzoni altrui si chiudesse lì. Ma la sua “antologia della memoria” che in ogni suddivisione ha perennemente saputo stregare e stupire il suo pubblico con la sua finezza e con quel suo equilibrio perfetto
tra pensiero melodico d’èlite e musica popolare, si conclude invece con un terzo fascio armonioso di melodie: «Fleurs 2». E’ il titolo dell’ultimo album uscito a novembre, compimento di una trilogia che soddisfa le aspettative, nel suo caso, sempre ben riposte e anticipato dall’unico inedito della raccolta, «Tutto l’universo obbedisce all’amore», cantato in duetto con la concittadina Carmen Consoli. E’ probabile che Battiato volesse evitare ogni possibile clima da sequel, ma sembra che al terzo album il numero 2 calzi a pennello: è il perfetto trait-d’union tra i precedenti, molto diversi tra loro per testi e musiche. Quest’ultimo è forse il più personale, perché nonostante siano stati in molti ad abbracciare la scelta di album cover, Battiato è l’unico che dimostri stile inconfondibile e classe da vendere.
L’anno sabbatico
E dopo un anno sabbatico di lontananza dalle scene, dal 31 gennaio, Battiato si è ripresentato al pubblico dei teatri italiani offrendo il nuovo repertorio che ancora mancava dei suoi Fleurs, registrando il sold out in tutte le arene in cui fino ad ora ha messo piede. Come prevedibile, d’altronde, per uno che, in autunno, ha raccolto grandi consensi anche da due delle platee più esigenti d’Europa: quelle di Parigi e Londra. Medesima sorte è toccata anche al raccolto Teatro Condominio di Gallarate, dove il tutto esaurito per la performanche di oggi (domenica 22), alle 21, è stato annunciato ormai da mesi (info: 0331.7841.40).
Fra pittura e regiaBattiato non ha bisogno di presentazioni. Tutti sanno che è un cantautore prolifico (circa quaranta album ), pittore e regista cinematografico, una personalità eclettica che ha attraversato molteplici stili musicali: romantici, sperimentali, d’avanguardia colta, opera lirica, musica etnica e leggera, rock progressivo. Ma Franco Battiato è anche un poeta, nobile, forbito e mai snob. Una poesia da ricercare nei suoi testi, passati e recenti, ma anche in quel suo modo elegante e ricercato di collaborare e reinterpretare. A partire dal suo primo Fleurs, quando splendidamente rivisitava i grandi della storia della musica del Novecento come De André o Endrigo, fino all’ultimo dei suoi “Fiori” in cui si avvale della collaborazione di Antony, talentuosa rivelazione degli ultimi anni.
E sarà proprio il grande passato della musica italiana e internazionale a dominare il concerto nella nuova originale veste elaborata dal sapiente interprete orchestratore qual è Battiato: «Sitting on the Dock of the Bay» di Otis Redding, «Il Carmelo di Echt» di Juri Camisasca, uno degli autori con cui Battiato aveva brillantemente collaborato nella sua giovane carriera milanese, «Il venait d’avoir 18 ans» di Dalida, simbolo della stagione degli chansonniers dei primi anni Sessanta, come Alain Barriére e Gilbert Bécaud, e l’immancabile Sergio Endrigo.Accompagnato dalla sua più rodata formazione, garanzia di assoluta armonia, Battiato ricreerà in teatro la magia di canzoni splendide in un contesto semplice ed intimo, perfetto per questo repertorio prezioso sia nei testi sia nelle musiche.Barbara Rizzo
e.marletta
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