Fmi/ Taglia stima perdite crisi a 3.400 mld, finanza più stabile

Fmi/ Taglia stima perdite crisi a 3.400 mld, finanza più stabile


Roma, 29 set. (Apcom)
– La stabilità del sistema finanziario è “migliorata”, afferma il fondo monetario internazionale, rivedendo in meglio le sue previsioni sulle perdite complessive causate dalla crisi. Ma anche così si tratta comunque di una cifra astronomica: 3.400 miliardi di dollari, di cui “la metà ancora da individuare”. Secondo l’istituzione di Washington “i rischi restano elevati” e “i policy maker fronteggiano diverse sfide sul breve termine”. Il credito bancario scarseggia ancora e, mentre bisogna continuare a sostenere l’attività economica, è necessario anche pensare alle strategie di uscita dalle misure anti crisi.

Bisognerà gestire “i rischi che si stano moltiplicando a causa del massiccio ricorso al debito pubblico”, dice ancora l’Fmi nel capitolo principale, il primo, del suo nuovo Global Financial stability Report. Tuttavia, grazie alle misure senza precedenti messe in campo dalle autorità delle maggiori economie mondiali, “la stabilità finanziaria globale è migliorata”, rileva l’Fmi. Tanto che le nuove stime dei tecnici di Washington sulle perdite complessive determinate dalla crisi – 3.400 miliardi tra 2007 e 2010 – sono di 600 miliardi più basse rispetto al precedente rapporto. Un miglioramento “prevalentemente dovuto al recupero di valore” dei titoli finanziari.

Intanto le maggiori banche e istituzioni
creditizie continuano a dover gestire tre grandi nodi: la
ricostituzione delle loro basi patrimoniali, il rafforzamento
della generazione di profitti e lo svincolarsi dall’utilizzo di
sistemi di aiuto pubblici. Secondo lo studio “anche se le
svalutazioni finanziarie hanno iniziato a ridursi, il
deterioramento del credito continuerà a portare maggiori perdite
sui prestiti concessi nei prossimi anni”.

Inoltre, tra metà 2007 e metà 2009 risultavano effettuate
svalutazioni per 1.300 miliardi complessivi e secondo l’Fmi per
la fine del 2010 “ne andranno individuate per altri 1.500
miliardi”.

La dinamica del credito risente anche di un indebolimento della
domanda dal settore privato, determinata sia dalla debolezza
generale dell’attività economica e delle imprese, sia dalla
riduzione dell’uso della leva finanziaria da parte delle
famiglie. Ma nel frattempo aumenta il ricorso all’indebitamento
da parte degli Stati, quindi il generale fabbisogno di credito
decelera in maniera meno forte, circostanza che potrebbe
innescare “costrizioni” nella disponibilità di credito. Secondo
l’Fmi le banche centrali potrebbero dover intervenire per
alleviare queste costrizioni.

Intanto, il movimento di “trasferimento dei rischi dal privato
al pubblico causa preoccupazioni”: i tassi di interesse di lungo
termine potrebbero risentire di spinte al rialzo fino a quando i
governi non appronteranno misure di sostenibilità credibili per
il medio periodo. “Anche se i rischi sistemici sono diminuiti –
conclude l’Fmi – le sfide per le politiche economiche restano
significative”: assicurare credito sufficiente per la nascente
ripresa economica; preparare exit strategies adeguate; gestire i
rischi connessi ai deterioramenti dei bilanci pubblici; trovare
la quadra tra la regolamentazione della finanza e le forze di
mercato, per ridurre i futuri rischi sistemici.

Voz

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