Roma, 30 lug. (Apcom) – Restano “altamente incerti” i tempi e la portata con cui nell’area dell’euro si manifesterà la ripresa economica, avverte il Fondo monetario internazionale. Al momento è ancora “in recessione, con segnali di miglioramento che devono ancora evolversi in un recupero”. Nel rapporto conclusivo sulle missioni di ispezione effettuate quest’anno dai tecnici di Washington nei vari Paesi dell’Unione monetaria, il direttorio dell’Fmi
conferma la previsione di una contrazione del Pil pari al 4,8 per cento sul 2009, cui seguirà un ulteriore meno 0,3 per cento nel 2010, anno in cui comunque si prevede una “modesta ripresa”. Ma intanto peggiorano i conti pubblici e soprattutto si aggrava la disoccupazione: secondo l’Fmi raggiungerà il 12 per cento nel 2010, contro il 7,6 per cento dello scorso anno.
La dinamica della congiuntura nell’Ue a 16 riflette “un forte
calo della ricchezza finanziaria, un contestuale aumento dei
risparmi privati, una stretta sulle condizioni di finanziamento”,
a cui si è aggiunta la correzione degli squilibri internazionali.
In più “in alcuni Paesi” la situazione è stata “esacerbata dalle
correzione degli squilibri interni”. E considerata la stretta
integrazione tra le economie dell’area, le ricadute negative
della crisi si sono manifestate anche a livello transfrontaliero.
“Il recente miglioramento sul clima di fiducia e di altri
indicatori ha finora segnalato solo una attenuazione del tasso di
contrazione dell’attività – avvertono i direttori dell’Fmi –
mentre la portata e la tempistica della ripresa restano altamente
incerte”. Da Washington si riconosce l’efficacia delle varie e
ingenti misure approntate da governi e istituzioni comunitarie,
come la Bce, per stabilizzare il settore finanziario, che
tuttavia resta sottoposto a “considerevoli costrizioni”. Per
imboccare una ripresa duratura sarà “essenziale un approccio
risoluto e ben coordinato per alleviare gli stress sul settore
finanziario”, prosegue il rapporto.
E gli interventi di politica economica che incidono direttamente
sull’attività reale dovranno essere mantenuti anche il prossimo
anno. “Nel 2010 la politica fiscale dovrà continuare a sostenere
l’attività economica”, affermano i direttore dell’Fmi.
Ma intanto le misure messe in campo stanno facendo rapidamente
degenerare i conti pubblici. L’Fmi prevede che per l’insieme
dell’area euro il rapporto deficit di bilancio rispetto al Pil
raggiunga il 6,2 per cento quest’anno, e il 6,9 per cento nel
2010, laddove nel 2008 si era attestato all’1,9 per cento. E sale
il debito pubblico: dal 69,6 per cento del 2009 raggiungerà l’81
per cento nel 2009 e l’88 per cento nel 2010.
I dati contenuti nel rapporto dell’Fmi sono estratti
dall’aggiornamento che la stessa istituzione ha effettuato sul
suo World Economic Outlook a inizio luglio, in vista del G8 de
L’Aquila, ma sono state anche utilizzate previsioni della
Commissione europea e della Banca centrale europea.
Proprio guardando alle politiche monetarie della Bce, l’Fmi
suggerisce di mantenere per un certo periodo di tempi i tassi di
interesse al basso livello cui sono stati portati, l’1 per cento.
E l’eventuale “cristallizzazione di rischi al ribasso per la
crescita – aggiungono – richiederebbe segnali più forti sul loro
mantenimento a livelli bassi, sempre mantenendo in opera tutte le
altre misure non convenzionali” di sostegno all’economia. Durante
una conference call, il direttore del dipartimento europeo Marek
Belka ha precisato che anche l’Fmi tende ad escludere
l’innescarsi di una protratta fase di deflazione nell’area euro.
Per il 2009 prevede una crescita media dei prezzi limitata allo
0,2 per cento, per il 2010 un più 0,7 per cento.
Infine le riforme strutturali. Secondo i direttori dell’Fmi, la
crisi economica rischia di far abbassare il potenziale di
crescita dell’area euro, ma allo stesso tempo “offre una finestra
di opportunità per premere con una intensificazione delle riforme
strutturali, necessarie ad affrontare le rigidità di sistema di
lungo temine”. L’istituzione incoraggia i Paesi dell’Unione a
intervenire su educazione, formazione e mercato del lavoro, a
dare piana applicazione all’agenda di Lisbona sul settore dei
servizi e a facilitare una ambiziosa e rapida conclusione della
riforma dell’Organizzazione mondiale del commercio, il Wto, con
il Doha round.
Voz
301530 lug 09
MAZ
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