«Secondo me un po’ ci gioca. È più facile che la gente se la prenda con gli amministratori locali, piuttosto che aggredire un ministro».
Attilio Fontana, sindaco di Varese e presidente di Anci Lombardia, è stato il primo dirigente leghista a partecipare a un faccia a faccia con il ministrpo dell’Integrazione Cecile Kyenge, lunedì alla Festa del Pd di Cantù.
Il giudizio sulla persona è positivo, sulle idee un po’ meno.
È una persona con cui si può parlare, non è aggressiva e ascolta. Non cerca mai di sopraffare l’interlocutore e lascia spazio. Anche se parte da preconcetti nell’esporre le sue idee.
Ritengo di avere ben giustificato le mie argomentazioni, anche se bene o male ci siamo trovati su due posizioni opposte che non hanno trovato una conciliazione.
Ritengo sia più facile contrastare le sue idee nel merito, che offenderla in modo duro. Durante il dibattito non mi sembra di avere trovato invalicabili le sue argomentazioni. Quando ritiene che l’immigrazione clandestina non esiste o e che il burqa non vada tolto per legge, ma convincendo le donne a toglierselo, mi sembrano argomentazioni deboli. Tornando sullo ius soli, per quale motivo solo 30 Paesi su 194, in tutto il mondo lo applicano? Perdipiù si tratta di Paesi nuovi, come Stati Uniti e Australia.
Sono convinto che alla fine un po’ ci giochi, politicamente intendo, su questi attacchi.
Guardi, temo che sia più facile, come è accaduto, che i rischi li corrano gli amministratori locali, prima dei ministri.
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