GALLARATE Quasi certamente Massimo De Presbiteris conosceva il suo assassino. E con ogni probabilità, l’agguato di via Maroncelli (messo a segno intorno alle 19.30 di venerdì con almeno 6 colpi esplosi contro il 33enne calabrese di origine e gallaratese d’adozione) era stato accuratamente preparato. L’omicidio nel cuore di Cajello, davanti all’abitazione di De Presbiteris e sotto gli occhi di numerosi testimoni, non è stato un’intimidazione finita male. E nemmeno un delitto d’impeto, la reazione di qualcuno che perde la testa durante un litigio. La verità che sta emergendo dalle indagini è che il killer era andato lì espressamente per uccidere il 33enne.La vittima era un importante "cavallo della droga" nel Gallaratese specializzato in cocaina; forse non un tramite diretto con la criminalità organizzata, ma certamente uno spacciatore
conosciuto.Già nel 2001 De Presbiteris aveva iniziato una guerra contro Ardjan Idrizaj, detto Andrè, albanese di 26 anni all’epoca residente a Cardano, per il controllo della piazza gallaratese della coca. All’epoca Andrè avrebbe inviato due uomini incappucciati a casa De Presbiteris a scopo intimidatorio; i due “mastini” avrebbero però trovato soltanto la convivente dell’uomo.Quello di venerdì sera potrebbe allora essere il saldo di qualche altro vecchio conto in sospeso.Intanto la politica aspetta, senza clamore, gli sviluppi delle indagini. «Questa mattina, nel quartiere, non si parlava d’altro», racconta Giuseppe Romani, presidente della III circoscrizione, che unisce Cajello e Cascinetta, «ho comunque trovato un clima più disteso, ho visto la gente più consapevole del fatto che si tratta di una vicenda isolata e questo è quello che tutti speriamo».
e.romano
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