VARESE (e.r.) Un doppio equivoco che poteva essere chiarito subito, in maniera rapida e indolore, ha invece dato vita a una serie nefasta di eventi a catena; un sorta di effetto-valanga che ha avuto la sua conclusione solo ieri nel tribunale di Varese, davanti al giudice Orazio Muscato.
Graziano Mantovani, vicepresidente di una nota azienda varesina, ieri ha patteggiato un anno e 24 giorni di reclusione: pena poi convertita in una multa di poco superiore ai 2mila euro. Doveva rispondere di resistenza a pubblico ufficiale (le accuse di lesioni erano cadute dopo che aveva risarcito i danni).
Mantovani (difeso dall’avvocato Fabio Margarini) ha accettato il patteggiamento solo per chiudere una vicenda che avrebbe potuto trasformarsi in un’odissea. Ma ribadisce la sua innocenza e, in ogni modo, la sua buona fede.
I fatti che gli venivano contestati risalgono al 14 ottobre 2008. In quel giorno davanti alla direzione provinciale del lavoro si svolgeva un’animata manifestazione sindacale. A bordo della propria auto, Mantovani era sbucato in via Sanvito da una strada laterale, bypassando così (ma in maniera del tutto involontaria) il blocco del traffico predisposto dalle forze dell’ordine. Si era approssimato ai manifestanti pensando che questi lo facessero passare. Ma mentre cercava di aprirsi un varco, anche a colpi di clacson, era stato avvicinato da alcune persone dall’aria decisa. Erano poliziotti in borghese che volevano capire che cosa ci facesse un’auto in quel marasma. Mantovani temeva invece che fossero manifestanti che se la volevano prendere con lui. Perciò aveva tentato di allontanarsi, ma così facendo aveva aumentato i sospetti degli agenti. Ne nacque un parapiglia paradossale. Mantovani, che aveva tentato di barricarsi dentro la vettura, era stato tirato fuori a forza dall’abitacolo perché creduto un facinoroso. Lui, pensando di essere vittima di un’aggressione, si era difeso in maniera molto energica, provocando una piccola lesione a un polso di un poliziotto (un altro ha denunciato di essere stato urtato dall’auto). Risultato: Mantovani finì in prima in manette, e poi in carcere per una notte.
Il malinteso venne poi chiarito in via ufficiosa. Ma la legge, inflessibile, ha dovuto comunque avere il suo corso, sino all’epilogo di ieri.
e.marletta
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