VARESE Allerta massima nel Varesotto: metà dei comuni in provincia sono a rischio idrogeologico e potrebbero avere serissimi problemi con frane e alluvioni in caso di condizioni meteo avverse. È quanto emerge dall’indagine Ecosistema rischio 2010, condotta da Legambiente insieme al dipartimento regionale della Protezione Civile, per mettere a fuoco lo stato dell’arte della sicurezza sul territorio dal punto di vista geologico in particolare, ed ecco le cifre: raggiungono quota 49% sul totale dei 141, i comuni che in caso di forti piogge potrebbero ritrovarsi con ingenti danni a cui rimediare, sia dal punto di vista strutturale che da quello della sicurezza dei cittadini residenti. Per quanto riguarda il Varesotto, il problema principale riguarda i corsi d’acqua con 45 comuni a rischio di alluvione a fronte di 18 a rischio di frana e di 6 minacciati su entrambi i fronti. In ambito lombardo il risultato della provincia è meno preoccupante rispetto alla media, anche se poche risultano essere le eccellenze nell’ambito della sicurezza idrogeologica. Primo della lista è il comune di Castelveccana con votazione 7, mentre il peggiore in assoluto, e a livello di tutta la regione, è risultato essere Somma Lombardo. Mettendo il focus sul capoluogo, Varese incassa valutazione 5, uno «scarso». Ma la curiosità è che a quanto pare sono proprio i grandi centri urbani a cavarsela peggio. Pur con il suo voto negativo infatti Varese è seconda in Lombardia (ma sono stati monitorati solo 8 dei capoluoghi, tra i quali manca Milano) a pari merito con Brescia: più sicura è Cremona, che agguanta una
sufficienza (6). Non sono state fatte mitigazioni per il rischio idrogeologico, secondo l’indagine di Legambiente, nonostante le aree esposte siano urbanizzate.«In un mondo di ciechi l’orbo la fa da padrone», commenta l’assessore provinciale Luca Marsico leggendo il voto di Varese. «A vedere il livello della regione mi sembra una lettura oggettiva. Il problema c’è e gli eventi del recentissimo passato ce lo hanno dimostrato, con quello che ha combinato il Vellone al club Conti o l’Olona nella zona verso Induno». Parlando di soluzioni però la faccenda si fa più complicata. «Bisogna curare molto bene la manutenzione ordinaria e questo è ineludibile, soprattutto adesso che la cura della montagna non esiste più come una volta. Nessuno usa più le foglie secche, con il risultato che il fondo boschivo è diventato quasi impermeabile». Gli interventi però costano, e Marsico assicura che non è la volontà di farli che manca: «Parlo più da sindaco che da assessore quando dico che date le risorse scarsissime ci troviamo ogni volta davanti a un bivio quando dobbiamo impegnarle in più di un intervento necessario». «Il problema è che ci si pensa sempre a posteriori», attacca Alberto Minazzi di Legambiente: «Prima si fanno interventi urbanistici in zone a rischio e poi si programmano le soluzioni tampone». Solo che al momento di realizzarle, mancano i soldi. «Basta vedere cosa è successo a Varese per gli scempi dei decenni passati e quello che ne è risultato l’anno scorso. Poi possiamo anche lamentarci che lo Stato non rimborsa, ma iniziamo evitando di ripetere gli errori». Francesca Manfredi
s.bartolini
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