Frode milionaria al fisco Il manager era un clochard

Frode milionaria al fisco Il manager era un clochard

Sotto l’illuminata gestione di Ernestino Bonizzoni la Ma.Ev. srl di via Isonzo a Turate era riuscito a fatturare, in un solo anno, la vendita di prodotti hi-tech per oltre 20 milioni di euro. Un vero successo, per Bonizzoni, reso ancor più clamoroso dal fatto che il 59enne manager, fuori dalla vita artificiale creata attorno a una galassia di fatture false, è un clochard. Eccolo il nuovo stratagemma ideato dai furbetti dell’Iva, accusati di aver nascosto al fisco

non meno di 600 milioni di euro (per un danno all’erario da oltre 150 milioni) in pochi anni: affidare le loro società a squattrinati e senza fissa dimora. Nell’inchiesta coordinata dal pm Giuseppe Rose e dalla sua polizia giudiziaria, e condotta dai finanzieri del nucleo di polizia tributaria di via Raimondi, compaiono i nomi di almeno cinque amministratori delle società hi-tech (in realtà autentiche “cartiere”, nella lettura della gdf) che con l’hi-tech nulla avevano a che fare.

È il caso, ad esempio, di Maritza Ramirez Montaundon, la 39enne di origini messicane che ha dato i natali alla Royal System srl, capace di movimentare merce per poco meno di 32 milioni di euro. Ramirez Montaudon, di fatto irrintracciabile, è una strana manager: di professione, infatti, fa l’estetista, specializzata in manicure e pedicure. Tra i prestanome arruolati per poche migliaia di euro dai presunti componenti dell’associazione a delinquere specializzata in frode fiscale, e finita nei guai al termine di una lunga indagine delle fiamme gialle, non mancano pure i pregiudicati. Non già persone accusate di reati fiscali, bensì di traffico internazionale di droga. Vissilev Viktor Pencev, 46enne bulgaro era amministratore della Lambropel. Srl di Lecce, una società è nata per commercializzare divani in pelle e poi convertita con successo all’hi-tech, con un vorticoso giro di merce (tutta rigorosamente in nero) per oltre 70 milioni di euro in appena due anni. Il manager bulgaro è riuscito – in base a quanto scoperto dalla guardia di finanza – a farsi condannare a 10 anni dalla magistratura svedese per spaccio internazionale di droga e, più recentemente, a farsi arrestare dai carabinieri sempre per spaccio di droga, tant’è vero che attualmente si trova in carcere.

Ma il tocco di classe nel reperimento di prestanome squattrinati o nei guai con la giustizia l’organizzazione lo ha raggiunto con quella che gli inquirenti bollano come una società cartiera nata di recente e il cui nome è tutto un programma: Il Vagabondo srl. L’amministratore? Tale Francesco Aurilio, pensionato nullatenente, ma aspirante manager da milioni di euro.

e.marletta

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