Fu la voce degli americani Ma Varese lo ha dimenticato

Fu la voce degli americani Ma Varese lo ha dimenticato

VARESE (a.morl) «Perché nessun varesino ricorda la cittadinanza onoraria conferita al colonnello Charles Poletti?» Se lo domanda il presidente della commissione cultura Franco Prevosti che, durante una ricerca sulle mostre succedutosi nella Galleria Prevosti, ha trovato alcuni documenti relativi al colonnello, «in cui scorre sangue varesino» come scrisse il Corriere Varesino in una delle pagine dell’epoca.Avvocato, già governatore dello Stato di New York, Poletti durante la seconda guerra mondiale fu scelto dagli Stati Uniti per la «contropropaganda» radiofonica contro Mussolini. Parlò per la prima volta alla radio clandestina il 27 dicembre 1942, con la celebre frase dall’accento padano: «Date retta amici, buttate fuori Hitler e Mussolini». Dal 1943 diventò di fatto il “governatore” dell’Italia liberata. Charles Poletti è legato a Varese perché figlio di una madre varesina, emigrata in America e poi tornata a Varese, dove morì. Fu sepolta nel cimitero di viale Belforte (dove forse riposa tutt’ora). Poletti visitò la sua tomba il giorno in cui gli fu conferita la cittadinanza onoraria varesina, nel luglio del 1945. Quel giorno nel salone del comune fu organizzata una cerimonia impreziosita dai versi dialettali del poeta Talamoni. Sul cartiglio che il sindaco gli consegnò c’era scritto: «i varesini appartengono alla stirpe di Italiani che hanno fatto l’Italia, non a coloro che l’hanno sfatta e disordinata». Il titolo dell’articolo comparso il giorno successivo sul Corriere Varesino diede risalto alla manifestazione spontanea del popolo che si raccolse

sulle strade intorno al governatore, il primo americano ad ottenere la carica di governatore italiano. Poletti tornò a Varese nel settembre dello stesso anno per salutare la città che ospita le spoglie della madre prima di trasferirsi in America, dove era già da tempo considerato un simbolo del self-made man. Iniziò infatti come direttore di una panetteria, poi si mise a studiare per diventare avvocato, prima a Harvard e in seguito a Roma. Nel 1938 Poletti scese in campo con il candidato dei democratici. Lehman, eletto governatore di N.Y, lo nominò suo vice fino al 1942, quando Poletti si ritrovò a governare lo Stato di New York per 29 giorni. Si spense l’8 agosto del 2002 a New York all’età di 99 anni, ma Varese aveva cancellato il suo nome tempo prima, tanto che oggi forse solo qualche ottantenne si ricorda di lui. Nella vita di Poletti ci sono luci e ombre. Come scrisse Renzo Cianfanelli in un articolo comparso sul Corriere della Sera dopo la sua morte, «In Sicilia, accanto ai successi, gli furono rimproverati anche alcuni notevoli errori. Come quello di accettare in sostituzione dei podestà rimossi i primi nomi proposti, con scelte che hanno finito per cadere a volte sul locale boss della mafia». Poletti è il secondo cittadino onorario di Varese. Prima di lui solo Garibaldi. Dopo Renato Guttuso, la Tridentina, Alda Merini, Dacia Maraini, Bob Morse e Francesco Cossiga.

e.marletta

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