di Francesco Caielli
In giro per il mondo e per l’Italia, sballottato tra un aereo e un treno, e nemmeno la possibilità di seguire quelle che sono state per anni le sue passioni nel fine settimana più biancorosso della storia, con due derby in due giorni. Edoardo Bulgheroni nasce con il basket e con il basket cresce (la sua famiglia ha retto le sorti della pallacanestro per un trentennio), grazie al basket ha goduto delle soddisfazioni più belle (suo lo scudetto della stella): ma Edoardo Bulgheroni non è solo palla a spicchi. Quando è a casa, la domenica pomeriggio ama passarla allo stadio: in tribuna insieme ai suoi figli, a tifare per il Varese. E dopo un sabato e domenica così, due derby vinti in due giorni, proprio non potevamo fare a meno di chiamarlo.«Come l’ho vissuta? In differita: ero fuori dall’Italia per lavoro, e non ho potuto fare altro che ascoltarmi le partite alla radio, grazie a internet».Sabato sera, Varese-Cantù.Mi sono messo davanti al computer con le cuffie in testa, e per due ore non ci sono stato per nessuno. Seguire una partita alla radio (figuriamoci un derby) non è semplice, per chi è abituato a vedere tutto dal vivo: perché il basket lo capisci dagli sguardi, da come si muovono i giocatori, da come si agita il coach. Alla radio è tutto più piatto: il break decisivo l’ho potuto intuire sentendo l’andamento del punteggio. Chi era presente l’ha visto, vissuto, accompagnato.Che idea si è fatto della partita?Ho parlato con mio padre subito dopo, e mi ha detto che hanno giocato davvero bene: non è stata una partita bellissima, ma di certo è stata intensa. Insomma: un derby. Sono contento per quello che ha fatto Galanda: dieci minuti di esperienza allo stato puro, che sono bastati per vincere. Da lui io
mi aspetto questo, sempre.Dopo la partita con Bologna, è più tornato al palazzetto?No: ma nei prossimi quindici giorni sarò relativamente libero, e non è escluso che contro Pesaro prenda su i bambini e venga alla partita.Un giorno dopo, Varese-Como: anche questa alla radio?No, non avevo la possibilità di collegarmi quindi ho tempestato di telefonate e messaggi il mio amico che era presente allo stadio. Ho sofferto quasi come se fossi stato alla partita: ma vincere un derby così non ha prezzo.Così come?Da maledetti, da arrabbiati, da Sannino. Da Varese. Mi hanno detto che abbiamo giocato meglio del Como, che abbiamo avuto più occasioni, ma che alla fine c’era un rigore contro di noi grosso come una casa che solo l’arbitro non ha visto. Tutto vero?Più o meno, sì.Nei sogni di ogni tifoso c’è un derby vinto così: con un gol di mano in fuorigioco al novantaseiesimo, o con un rigore non visto per i tuoi avversari a tempo scaduto. Goduria allo stato puro. Piuttosto: mi è dispiaciuto che domenica dalle tribune dello stadio sia partito qualche coro contro il sindaco Attilio Fontana. Non so quali siano stati i motivi che hanno portato alla contestazione, quindi dico solo che mi dispiace.A Perugia, invece, a tempo scaduto è arrivato il pareggio degli umbri…Questo è il calcio: però ho letto le vostre cronache che parlavano di un Varese coraggioso, arrembante, senza timori reverenziali. Ha rischiato di vincere perché ha provato a vincere. E questo è il Varese che sta facendo sognare i tifosi: un Varese senza mezze misure, un Varese “sanninico”.Quando la rivedremo al Franco Ossola?Da quando ho smesso di venire il Varese non ha più perso un colpo: lo sapete, io sono scaramantico. Però siccome si vinceva anche quando venivo io, mi sa che alla prima domenica libera ci torno, bambini compresi.
a.confalonieri
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