Gallarate, in manette gli sfruttatori di ragazze

GALLARATE Erano arrivate in Italia con la speranza di un futuro migliore e sono state costrette a vendere il proprio corpo sotto la minaccia di percosse e di violenze, vittime di un gruppo di sfruttatori.

Il traffico è stato ricostruito dai carabinieri di Gallarate al termine di oltre un anno di indagini, coordinate dal pm della procura di Busto Arsizio Silvia Isidori, che hanno portato all’arresto nella notte di venerdì di tre albanesi e di un italiano di 24 anni, finito ai domiciliari perché avrebbe spacciato hashish e cocaina per conto della banda.

A capo del gruppo, nei cui confronti sono state eseguite tre ordinanze di custodia cautelare in carcere, c’era un 47enne, Din Mataj aiutato da due connazionali, Ben Cuka e Fation Burgaj. Avevano reclutato le ragazze, tutte giovanissime, di età compresa fra i 23 e i 26 anni, in Romania. Forse erano state portate in Italia con la promessa di un lavoro, e si sono ritrovate a prostituirsi sulle strade della province di Varese, di Como e di Milano.

Per evitare di essere identificati dalle forze dell’ordine gli uomini costringevano le ragazze a spostarsi continuamente, fra Lonate Pozzolo, Magnago e il Comasco, e a trascorrere le notti chiuse in alcuni appartamenti presi in affitto nel Gallaratese. Le vittime lavoravano soprattutto durante il giorno, e per una prestazione si facevano pagare dai clienti da 30 a 50 euro. Soldi che poi finivano nelle tasche dei loro sfruttatori.

Il gruppo arrotondava i guadagni anche vendendo droga, con la collaborazione del 24enne italiano, un forte consumatore che era stato introdotto dagli albanesi nel traffico.

I carabinieri, coordinati dal comandante della Compagnia di Gallarate hanno sequestrato circa 3 mila euro in contanti negli appartamenti a Cardano al Campo, Samarate, Cavaria e Gallarate dove vivevano gli uomini. Le perquisizioni sono proseguite per tutta la notte, anche con le unità cinofile, e i militari hanno passato al setaccio le abitazioni e le auto degli arrestati. Un blitz preceduto da lunghe indagini e appostamenti, per ricostruire il giro di clienti e documentare l’attività degli sfruttatori. Indagini nelle quali è emerso anche un collegamento fra gli arrestati e la banda di rumeni e albanesi finita in manette nei giorni scorsi a Golasecca, che avevano cercato di vendere via internet la verginità di una 19enne portata in Italia con la promessa di un lavoro.

Sono proprio le ragazze di nazionalità rumena quelle più ambite, perché possono vivere in Italia senza permesso di soggiorno e, attraverso matrimoni combinati, permettono agli sfruttatori di diventare cittadini comunitari. Una tendenza emersa dagli ultimi interventi dei carabinieri sul territorio per contrastare il fenomeno.

I tre albanesi sono stati portati nel carcere di Busto e dovranno rispondere dei reati di sfruttamento della prostituzione e spaccio di droga.

Andrea Gianni

f.tonghini

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