Gallarate: sequestrato laboratorio cinese

GALLARATE Dava lavoro in nero e offriva alloggio in condizioni incredibili a decine di connazionali con regolare permesso di soggiorno. Una cittadina cinese di 55 anni, anch’essa regolarmente residente in Italia, è stata denunciata a piede libero dai carabinieri della compagnia di Gallarate per diverse violazioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro. La donna è  titolare di un capannone adibito a laboratorio tessile e di un annesso fabbricato, situati tra via San Giorgio e via Ristori, dove nella notte tra giovedì e venerdì i militari dell’Arma, in collaborazione con il Nucleo Ispettorato del lavoro di Varese e il personale Asl di Cardano, hanno eseguito un blitz nel corso di un servizio di controllo straordinario del territorio.Una volta aperte le porte della ditta, nonostante la tarda ora, gli agenti hanno trovato una decina di lavoratori originari del Sud-Est asiatico mentre erano intenti nella fabbricazione di borse in pelle e scoperto tre di questi senza contratto. In un edificio attiguo, invece, la proprietaria dello stabile aveva ricavato numerosi posti letto per ospitare gli stessi dipendenti che con ogni probabilità si alternavano con turni non-stop sui

macchinari. Particolare scalpore hanno destato nelle forze dell’ordine i giacigli dove altri quindici cinesi stavano dormendo al momento dell’ispezione: «piccoli loculi in cartongesso», li descrivono i carabinieri, intervenuti anche con un’unità cinofila, dove in precarie condizioni igienico-sanitarie si trovavano costretti anche alcuni bambini.Mentre l’Asl si pronuncerà nei prossimi giorni sui provvedimenti che riguardano le violazioni della normativa di cui è competente, i militari dell’Arma hanno fatto scattare i sigilli all’attività ed elevato contravvenzioni per 55 mila euro. Tra le omissioni contestate la mancata redazione di un documento di valutazione dei rischi, l’impiego di macchinari senza le previste protezioni e la non conformità dell’impianto elettrico.Quella riscontrata nel quartiere di Cedrate è una storia a buon fine che per certi versi ricorda, anche se in dimensioni più contenute, il laboratorio clandestino più grande della Lombardia rinvenuto a Casorate Sempione lo scorso novembre. In questo caso però non si è trattato di una fabbrica fantasma di cui nessuno sapeva nulla, bensì l’oggetto di più di una segnalazione da parte dei residenti della zona che, disturbati nel sonno dal rumore proveniente dal capannone cinese, avevano allertato la pubblica sicurezza.

e.romano

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