Gb/ Voto, stasera secondo dibattito tv, Clegg cerca conferma

Gb/ Voto, stasera secondo dibattito tv, Clegg cerca conferma


Roma, 22 apr. (Apcom)
– Se i dibattiti fra i candidati vivono più dei nomi dei protagonisti che non degli argomenti trattati,
allora il secondo duello che stasera vedrà di fronte gli aspiranti inquilini di Downing Street ha come unico interesse la conferma – o il ritorno nei ranghi – di Nick Clegg.

Il leader dei Lib-dem è infatti non solo emerso inaspettato
vincitore dal primo faccia a faccia, ma ha trascinato il partito
– eterna terza forza – in testa nei sondaggi, gomito a gomito con i Conservatori e relegando i laburisti a un malinconico ultimo posto.

Un’ascesa che- avverte la stampa – potrebbe rivelarsi però
solamente un fuoco di paglia: l’elettorato Tory o laburista è ben più fedele alla causa che non gli entusiasti dell’ultim’ora
arruolati dai Lib-dem, che potrebbero volatilizzarsi se Clegg dovesse rivelarsi meno brillante del previsto.

E dato che l’agenda della trasmissione riguarda la politica
estera, le trappole per Clegg non mancheranno, dall’Afghanisatn
all’immigrazione, passando per l’euro. Di fatto, parlando
alla stampa estera, il leader Lib-dem ha preso le distanze dalla
“special relationship” con gli Stati Uniti, considerata non più
intoccabile se intesa come mera acquiescenza; una posizione che
potrebbe guadagnargli la simpatia di almeno una parte dell’elettorato laburista.

Ma – accusato dai conservatori di essere eccessivamente
filo-europeista – Clegg ha anche sottolineato come non sia certo
questo il momento di adottare l’euro, una decisione che in ogni
caso dovrebbe essere sottoposta a un referendum popolare.

Al di là del comprensibile tentativo di sottrarre il maggior
numero di voti possibile agli avversari, Clegg ha però dalla sua
alcuni dati che vanno al di là delle posizioni dei partiti sui
singoli temi: cinque anni fa il 40% dei britannici non votò né
Conservatore né Laburista, e lo scandalo dei rimborsi ai
parlamentari non ha certo aumentato la fiducia nelle principali
formazioni.

Inoltre, dopo dieci anni di governo Labour – e una gestione del
periodo a Downing Street non proprio brillantissima – Gordon
Brown appare piuttosto logorato, mentre David Cameron, impegnato
nel difficile traghettamento del partito verso un centro più
moderno e populista, non è finora riuscito a convincere del tutto il suo stesso elettorato.

Una situazione dalla quale i Liberal-Democratici – e gli altri
partiti minori – potrebbero trarre vantaggio, tanto più che Clegg aspira in realtà a un ruolo di ago della bilancia: se non
commetterà errori, è quasi certo che dalle urne uscirà uno “hung
Parliament”, in cui a decidere quale sarà il governo spetterà
proprio al leader Lib-Dem.

Mgi

© riproduzione riservata

Aggiungi La Provincia di Varese tra le fonti preferite su Google