Il giallo dei post it sui marò. Varese si è svegliata con un piccolo mistero in centro città. Sui citofoni, le saracinesche e i muri, in particolare di via Bagaini e piazza Repubblica, sono comparsi i classici foglietti quadrati, quelli degli appunti di tutti i giorni.
Il testo scritto con un pennarello nero dice: «A tutti i costi salvare i marò».
Ha destato curiosità la pacifica invasione gialla tra i varesini che, a piedi, si recavano al lavoro, andavano a scuola o entravano al bar per un caffè. Nessuna firma e nessuna “rivendicazione” del monito a favore dei due fucilieri della Marina, Masimiliano Latorre e Salvatore Girone.
Anche se pare uno sprone legato alle dichiarazioni fatte, poche ore fa, dal ministro degli Esteri, Emma Bonino che ha sottolineato l’inaffidabilità del Governo indiano sul dossier dei marò, domandando l’unità del Paese.
Dichiarazioni arrivate al termine della missione dei parlamentari italiani in India. In un momento di fermento nel quale, forse la prossima settimana, il presidente della Commissione Difesa del Senato Nicola Latorre dovrebbe incontrare il nuovo ambasciatore di Mosca a Roma, per chiedergli di intercedere con le autorità indiane sulla questione.
In attesa della decisione della Corte Suprema sulla richiesta di rientro in Italia prevista il 3 febbraio rimane difficile capire quanto e se la situazione si sbloccherà. Altrettanto complicato pare riuscire a metter la parola “fine” su quanto accadde quasi due anni fa, il 15 febbraio 2012 a bordo dell’Enrica Lexie, quando, in un’azione antipirateria, i due marò rimasero coinvolti nella morte di due pescatori indiani.
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