Roma, 13 set. (Apcom) – E’ finita bene la brutta avventura del peschereccio mazarese Ariete, attaccato a colpi di mitragliatrice da una motovedetta libica, mentre navigava nelle acque internazionali del Canale di Sicilia. Un episodio che però lascia spazio a diversi dubbi. Innanzitutto quello che a sparare possa essere stato una delle imbarcazioni donate dall’Italia alla Libia per il servizio di respingimento. “Era una motovedetta nuova – ha dichiarato il comandante Gaspare Marrone -, ed è verosimile che possa essere una di quelle donate dal nostro Paese. Inoltre – ha aggiunto – sul quella barca non erano istallate armi pesanti, ma una mitragliatrice Mg, con cui ci hanno sparato”.
L’altro dubbio sollevato dal comandante riguarda chi possa avere intimato l’alt al motopeschereccio. “Ci hanno intercettato verso le 18, e ci hanno seguiti per un paio d’ore – ha spiegato il comandante mazarese -. Poi qualcuno, che parlava l’italiano meglio di me, e non aveva nessuna inflessione straniera, ci ha urlato ‘fermatevi, o questi vi sparano’. Che motivo aveva di dire ‘questi’? Piuttosto avrebbe detto ‘fermatevi o vi spariamo’. E’ davvero una cosa molto strana”. Dopo l’attacco, che ha causato la perforazione della “zona morta” dello scafo e del gommone usato come tender, l’Ariete è tornato al porto di Lampedusa. “Per fortuna nessuno si è fatto male, e l’equipaggio sta bene – ha spiegato Gaspare Marrone, che in passato si è distinto più volte per aver salvato decine di migranti intercettati nel Canale di Sicilia -. Adesso riprenderemo il mare, e dopo altri cinque giorni di pesca – ha concluso – faremo ritorno a Mazara del Vallo”.
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