Continua il nostro dibattito sulle priorità per Varese, dal quale emergono idee nuove e riflessioni inedite sulla città.
Questa volta abbiamo interpellato Sylvia Eibl, presidente di Children First Onlus Varese. Franco Ferraro, caporedattore di Sky Tg 24, la docente dell’università dell’Insubria Rossella Locatelli e Nicola Oldrini, esperto di cinema, alle redini del Twiggy fino allo scorso ottobre.
«Io vorrei che Varese considerasse una priorità il tempo libero dei giovani che hanno dai 13 ai 18 anni – dice Sylvia Eibl, che è madre di sette figli – Penso a un locale, magari gestito dal comune, in cui gli adolescenti possano divertirsi senza cadere nel pericolo di bere alcol e senza andare lontano da Varese a bordo di auto guidate da amici più grandi».
La nostra città, secondo Eibl, offre poco per i giovanissimi: «Si radunano in piazza Ragazzi del 99, ma lì non si può ballare ed è un posto buio. L’unica discoteca è alla Brunella, dove si può entrare solo dai 16 anni in poi. Il risultato è che non sappiamo dove vanno i nostri ragazzini quando escono con gli amici. Ci vorrebbero strutture adatte ai minorenni. In Germania ci sono: sono spazi arredati con divani, sale caffè, worhshop, laboratori. Luoghi in cui si educa al divertimento sicuro, senza alcol».
«Secondo me si dovrebbe ridisegnare la viabilità di Varese in entrata e in uscita – afferma Franco Ferraro – Detto questo, mi piacerebbe strutturare lo spazio della ex caserma Garibaldi, che è in posizione centrale, come un luogo della cultura, con sale dibattito, cinema, etc.».
«Per finire: ho notato che Varese nel corso degli anni è diventata molto meno viva del passato. Si sta quasi trasformando in una città dormitorio. Vorrei avere una bacchetta magica per accendere la vitalità».
«Probabilmente dal punto di vista delle infrastrutture qualche intervento correttivo ci vorrebbe – è il suggerimento della professa Locatelli – A parte questo, i varesini devono recuperare la capacità di farsi parte attiva per valorizzare la città. Invece si hanno tante idee, che poi è difficile concretizzare. Pensiamo al Progetto Varese 2020: è stato portato avanti con molto entusiasmo e lavoro, con la collaborazione delle università».
«Sono stati individuati dei tavoli e delle aree, ma poi si è arenato. Io credo che Varese debba riuscire a dare seguito ai progetti, facendo ognuno un passo indietro, senza volere essere sempre protagonisti assoluti».
«Varese dal punto di vista culturale è un po’ carente. Mancano mostre d’arte, concerti e quando si prova a organizzare qualcosa le difficoltà da superare sono tante – dice Nicola Oldrini, che è emigrato in Svizzera qualche mese fa – A Varese l’apparato culturale è in mano agli “ultimi resistenti” nel senso vero della parola. I contenuti non mancano, ma manca una progettualità fatta di reali intenzioni a lungo termine, e non con il respiro corto».
E ancora: «Ricordo della fatiche passate per fare musica dal vivo. Ho lasciato il Twiggy a ottobre e ho conosciuto giocoforza una città come quella di Lugano, pari a Varese per abitanti. Lì c’è un museo di arte contemporanea che non è una cattedrale nel deserto».
Cosa ci manca? «Forse la ragione è che siamo italiani e non svizzeri. Lugano mi sembra una città dove gli spazi vengono utilizzati bene. L’altro giorno mi trovavo a Villa Mylius e ho pensato che era un capolavoro vuoto. Marchesi lo hanno fatto scappare. Io ho sempre creduto che le sagre e la cultura potessero convivere. Ma qui si pensa alla salamella e basta».
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