Giovani senza lavoro. È allarme disoccupazione

Tra le fasce di età più basse si registra un aumento drastico delle persone senza un impiego

Migliorano i dati sull’occupazione, anzi no: quelli sull’occupazione giovanile sono i peggiori di sempre. Cerchiamo allora di guardare un po’ dentro a quel 2016 che a livello nazionale si è chiuso con 242mila occupati in più, ma anche con un nuovo picco negativo del tasso di disoccupazione giovanile, salito al 40,1%.

«Sicuramente il nostro territorio non è ai livelli nazionali – commenta Gerardo Larghi, segretario della Cisl dei Laghi – ma ricordiamoci che qui, la principale azienda del varesotto si chiama Ticino: se rientrassero tutti questi lavoratori avremmo un serio problema». Tutti questi dati, secondo Umberto Colombo, segretario generale della Cgil varesina «sono purtroppo una riconferma negativa di un mercato del lavoro ha bisogno di essere rimesso al centro: da tempo diciamo che venuti meno gli incentivi per le assunzioni queste sarebbero diminuite». Il lavoro, sottolinea Colombo, «deve essere considerato un valore e alcune imprese del nostro territorio dimostrano quanto questo valore possa fare la differenza. In provincia di Varese è evidente come la scelta di investire per vincere la concorrenza globale, abbia portato a casi di eccellenza». Ma la vera piaga, sottolinea il leader della Cgil varesina «resta l’occupazione giovanile: servono correttivi e incentivi concreti e tutto il territorio deve impegnarsi in percorsi comuni che invertano questa rotta». Dalla sua parte la nostra provincia ha la presenza delle due università, ricorda Colombo «che si stanno muovendo per preparare giovani con una formazione di eccellenza: lo sforzo in più da fare è però quello di tenere qui questi giovani, dando loro una prospettiva nelle nostre imprese». E proprio la formazione, l’accompagnamento, il taglio della tasse e gli accordi con le scuole, ribadisce Larghi «sono i veri elementi fondamentali: bisogna puntare ad un rapporto diretto con le aziende, per sviluppare lavoro proprio a partire dal lavoro».

E se è vero che «la situazione sul fronte dell’occupazione resta preoccupante – aggiunge Antonio Massafra, segretario della Uil varesina – è anche vero che le associazioni imprenditoriali di questo territorio si stanno muovendo su temi fondamentali come quelli dell’industria 4.0». Quello che resta è il problema del precariato: «Nel dato di nuova occupazione – aggiunge Massafra – ci sono contratti a termine e in più resta il problema dei voucher: non chiediamo che vengano aboliti, ma sono da ricondurre al loro corretto utilizzo, per lavori occasionali, solo in alcuni settori». Servono dunque nuovi investimenti per rilanciare l’occupazione.

Ma bisogna coltivare anche i nuovi paradigmi per essere competitivi e dunque creare nuova occupazione. E su questo fronte le imprese varesine stanno già facendo molto, in particolare sulla fabbrica 4.0: «La fabbricazione digitale è di per sé un cambio di paradigma che sta rivoluzionando e sempre più rivoluzionerà organizzazioni, competenze, ruoli e strategie nelle aziende – sottolinea Riccardo Comerio, presidente dell’Unione Industriali varesina -. Internet of Things, Big Data, realtà virtuale e aumentata: è in questa trasformazione che risiede l’opportunità per tutto il nostro territorio di garantire un futuro all’industria». Mai come oggi la manifattura ha la possibilità di darsi un domani, sottolinea Comerio «e di darlo a tutti quei lavoratori che, così come sono chiamate a farlo le imprese, accetteranno la sfida di ripensarsi. In questa metamorfosi diventa strategico, però, il rapporto che sapremo creare tra imprese, scuola e università. L’industria 4.0 ci impone di innovare anche questo triangolo di relazioni. Se ce la faremo l’industria 4.0 si rivelerà un volano occupazionale». E la sfida coinvolge anche le associazioni datoriali: «Come Unione Industriali, stiamo cercando di fare la nostra parte. Ne è una dimostrazione la recente terza missione imprenditoriale nella West Coast degli Stati Uniti. Così come lo stiamo facendo in stretta sinergia con la Liuc, al cui interno, con il contributo dell’Unione Industriali, è nato i-Fab, un laboratorio che ha lo scopo di contribuire a fare del Varesotto una delle realtà protagoniste nel Paese della Terza Rivoluzione Industriale».