C’era anche Varese alla 90° Adunata Nazionale degli Alpini, che quest’anno si è tenuta a Treviso dal 12 al 14 maggio 2017. Una scelta doverosa, quella della splendida città veneta, dal momento che vi si celebrava il Centenario della Grande Guerra: una ricorrenza importantissima che la provincia di Treviso, la Marca trevigiana, le terre lungo il Piave, luoghi strategici per le vicende del conflitto, hanno vissuto in maniera particolarmente toccante. “L’Adunata del Piave”, com’è stato chiamato il Raduno degli Alpini del 2017, ha portato in città più di 500.000 persone: una festa incredibile vissuta in maniera entusiastica al punto che le scuole sono rimaste chiuse dal giovedì precedente a lunedì successivo.
Varese ha sfilato lungo le mura di Treviso con 1250 alpini e due fanfare. «Con noi c’erano tre cori: il coro della sezione di Varese, il coro Campo dei Fiori e il coro Penna Nera di Gallarate, che hanno tenuto due concerti nelle chiese di Cristo Re e San Pio X» spiega Luigi Bertoglio, classe ’43, il Presidente della sezione di Varese, che ha sede, ça va sans dire, nella centralissima Via degli Alpini: i suoi 5500 soci appartengono a 78 comuni del sud della provincia; il nord invece è gestito dalla sezione di Luino, anch’essa presente al raduno. I gruppi della Città Giardino sono invece due: Varese (sempre nella stessa sede) e Capolago. L’evento ha portato più di cento cori alpini di tutt’Italia in tutte le chiese del centro trevigiano esclusa la cattedrale; la Messa dell’Adunata è stata invece celebrata sabato pomeriggio in San Nicolò, la chiesa più grande della città, con il vescovo Gardin, il vescovo castrense e l’ordinario militare del corpo degli alpini: la tradizionale celebrazione in onore di tutti gli alpini caduti e di quelli “andati avanti”, come si usa dire nel gergo delle penne nere per i compagni defunti, si è così ammantata di un significato particolarmente intenso, nella ricorrenza del centenario.
Alla domenica mattina, di buon ora, i nostri alpini si sono trovati all’ammassamento. L’adunata è partita alle nove ed è terminata con l’ammainabandiera alle 21:50: una giornata intensissima, che ha visto presenti non sono alpini ma anche amici degli alpini e ha letteralmente invaso Treviso: un’occasione emozionante per ritrovarsi, raccontarsi, recuperare e stringere amicizie, nel segno dei valori fondanti il più antico corpo da fanteria da montagna del mondo: fondato il 15 ottobre del 1872, nonostante l’ultima leva obbligatoria sia quella del 2002, raccoglie tuttora grande entusiasmo anche fra la gioventù. Antonio Verdelli, il capogruppo di Varese, 55 anni, ne è testimone: «Per noi Treviso come tutte le adunate nazionali è stato il momento clou della nostra vita associativa: in un anno intero facciamo mille cose, ma partire in 40 alpini più gli accompagnatori e i cori, con due pullman, 6 ragazzi in moto, più altri come me che si mettono in viaggio già il venerdì per allestire tutto, è
un’emozione unica. Abbiamo alloggiato al convitto salesiano di Conegliano Veneto: gli anziani nelle camerette cedute dagli studenti, mentre all’interno della palestra abbiamo messo giù le nostre 80 brande; noi dormiamo quasi sempre nelle palestre, ma non eravamo mai stati in un posto così perfettamente tenuto e straordinario per bellezza». E c’è anche una storia commovente che lo riguarda. «Si avvicina all’improvviso ad un mio compagno un uomo anziano, 85enne, con un taccuino con scritto il mio nome: era il mio vecchio amico Sergio De Paoli, originario di Vicenza, che non vedevo da tredici anni, ossia dal mio viaggio di nozze in Canada, quando avevo contattato preventivamente gli alpini canadesi e si erano messi a disposizione da Ottawa e Toronto per accompagnare me e mia moglie nel tour del paese; poi però ci eravamo persi di vista. Ogni anno torna in Italia apposta per il raduno coi familiari e questa volta si era prefisso di ritrovarmi: è stato un momento molto commovente».
Il 2017 segna un anno particolare per la sezione di Varese: il 9 e 10 settembre si festeggerà l’85° di fondazione. Per quell’occasione si vorrebbe presentare lo splendido diario del padre del professor Alberti, recentemente scomparso, sulle vicende vissute in prima persona come sottotenente medico alpino della Grande Guerra. E sempre per l’85° verrà allestita a Varese una mostra-museo dei reperti della Prima Guerra Mondiale in collaborazione con il Museo Nazionale di Trento.
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