Roma, 21 lug. (TMNews) – Dopo il doppio voto a scrutinio segreto di ieri del Parlamento che ha autorizzato l’arresto del deputato Pdl Alfonso Papa e respinto la richiesta di arresti domiciliari per il senatore Pd Alberto Tedesco grazie soprattutto ai voti dei parlamentari leghisti “determinanti” in entrambi i casi con un “presente e attivissimo a Roma Roberto Maroni ed un Umberto
Bossi assente”, ora “è ormai evidente” che la maggioranza di Governo “si avvicina alla rottura, mentre non sembra presentarsi un’alternativa convincente e sufficientemente condivisa”, seppure “formalmente il voto parlamentare non ha riguardato la fiducia al Governo”. Lo scrive oggi il quotidiano della Cei ‘Avvenire’ in un editoriale dal titolo “Nessuna festa a Palazzo”, dedicato alla tesissima e campale giornata parlamentare di ieri.
“In una fase assai complessa soprattutto per le minacce a intermittenza continuano a venire dai mercati internazionali il rischio di un governo debole e rissoso e di un’opposizione divisa e barricadera – denuncia fra l’altro il quotidiano dei Vescovi italiani – si fa sempre più concreto”. Mentre “il sussulto di responsabilità collettiva che aveva caratterizzato la rapidissima approvazione della manovra di stabilizzazione dei conti pubblici sembra ormai archiviato”. E “la lotta politica pare ritornata alla consuetudine dello scontro e della delegittimazione reciproca, che un pò si specchia e un pò si alimenta nel distacco e addirittura nell’ ostilità popolare nei confronti dell’attuale classe politica e delle stesse istituzioni”.
“Ora si tratta di vedere se, chiusa come si è chiusa la vicenda dei due parlamentari, si cercherà – conclude l’editoriale di ‘Avvenire’ firmato da Sergio Soave – di rimettere in primo piano questioni e problemi gravi che affannano Paese e cittadini o se invece la deriva autolesionistica ed autoreferenziale della politica si dimostrerà inarrestabile”. E “purtroppo gli avvenimenti di queste ore non inducono all’ottimismo”.
Tor
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