VARESE (v. des.) Sono state numerose le persone che, nella chiesa di Giubiano, hanno voluto porgere l’ultimo saluto commosso a Gavina e Antonio Deligios. Alla funzione hanno partecipato anche il sindaco, il vice, gli assessori e anche molti dipendenti della Camera di commercio che, con la loro presenza, hanno voluto esprimere la propria vicinanza alle tre figlie, Anna, Antonella e Gavina e ai familiari. Anche il nipote della coppia, Andrea Bacchetta, in carcere per l’assassinio di Dean Catic, era presente tra le prime file.
A celebrale la funzione monsignor Peppino Maffi, rettore del seminario arcivescovile di Venegono. «Affermiamo con intensità una fraterna e forte partecipazione al dolore grande e improvviso dei familiari – queste le parole pronunciate da don Peppino durante l’omelia -. Nella vita hanno apprezzato tanto la presenza della mamma e del papà; hanno assaporato la chiarezza dei loro intenti, la sapienza del loro consiglio, l’affetto; hanno gioito. Ora ne sentono fortemente il vuoto. Vogliamo essere accanto a loro per assicurare la nostra fraternità, per dare un po’ di sollievo al loro dolore, per pregare, da credenti, il Signore Dio per la pace dei genitori». Per la bara dei coniugi Deliogios i familiari hanno scelto le rose bianche.
La sfortunata morte di Gavina e Antonio, avvenuta all’incrocio pedonale di largo IV Novembre, ha commosso l’intera città. A ricordare le due vittime anche i trombettieri dell’associazione della marina militare di cui Antonio ha fatto parte. «Di fronte ad un lutto così grande – ha continuato don Peppino -, sentiamo che le nostre riflessioni e le nostre parole di conforto possono risuonare come parole oneste e vere, ma che non hanno in sé la forza della convinzione; al più hanno la possibilità di favorire il ritorno all’essenziale, all’armonia con se stessi».
Il parroco, anche amico di famiglia, ricorda l’umanità della coppia. «Un’esistenza, quella di Gavina e Antonio, spesa con i sentimenti di tenerezza, bontà, umiltà, mansuetudine e grandezza d’animo sempre ben presenti nella loro esistenza; forse non appariscenti, ma luminosi. Sono le parole e i sentimenti che Antonio e Gavina hanno cercato di vivere nella loro esistenza e di consegnare alle figlie, alle persone cui volevano bene: una vita contraddistinta dalla mitezza e dalla discrezione; un’esistenza segnata dall’attenzione a coloro che avevano vicino».
Una delle tre figlie delle vittime si è fatta portavoce di una lettera nella quale si ricordava il forte amore che ha legato i genitori, dagli 11 anni di fidanzamento fino alla fine dei loro giorni. «Babbo, tu eri un uomo solido, impegnato nella marina e nella politica – ha poi aggiunto la figlia -, un uomo premuroso, un padre intelligente e saggio. Tu mamma eri una donna garbata, di un eleganza sorprendente, devota a tuo marito e ostinata». Poi, il ricordo va alle feste organizzate nella tanto amata vigna di Martis, la terra d’origine di Antonio e Gavina.
e.marletta
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