Grazie ai pochi che ci credevano Questa squadra era da titolo

Grazie, ragazzi. Grazie a quei duecento Arditi che ad agosto si diedero appuntamento al palazzetto per applaudire una squadra che non aveva ancora fatto nulla. Senza la fede di quei duecento, non sarebbero arrivati in cinquemila.

Grazie a Cecco Vescovi perché solo un grandissimo pazzo poteva arrivare a giocarsi la finale scudetto cambiando nove decimi dall’ultima Cimberio (e qualcuno voleva stracciare l’abbonamento per l’addio di Stipcevic). Ma la bravura e la passione, alla fine, trionfano.

Grazie a Vitucci perché soltanto Beppe Sannino, negli ultimi trent’anni dello sport varesino, era riuscito a prendere casa in una città e amarla prima che questa città amasse lui: ha tirato fuori il meglio di noi, di loro (i giocatori), di se stesso.

Grazie a Michele Lo Nero perché non ha mai smesso di regalare un sorriso anche quando, guardandosi attorno, avrebbe dovuto o potuto piangere.

Grazie a Dusan Sakota perché è stato più uomo nella disfatta che nella vittoria, perché era pronto a mangiare il cuore al mondo pur di arrivare in fondo.

Grazie a Recalcati perché continuerà ad amare Varese nonostante cinque imbecilli si siano avvicinati alla postazione della Rai insultandolo a priori per nulla (grande Charlie, non meritiamo l’undicesimo scudetto soprattutto per colpa di questi cinque imbecilli, più che per colpa di Siena: perché non c’è vittoria senza rispetto, senza memoria, senza civiltà).

Grazie a Daniel Hackett perché ci ha dimostrato ancora una volta che soltanto l’odio, molto più dell’amore, incorona i grandi e i vincenti (avremmo già dovuto saperlo grazie a Pozzecco).

Grazie a Minucci perché ci ha dimostrato che per vincere devi essere pronto a fare i patti con il diavolo: senza sponsor, senza società, senza futuro, lui ha venduto l’anima e per questo ce l’ha fatta. Noi non fino in fondo: grande Ferdinando.

Grazie infine a Francesco Caielli perché se ad agosto non avesse creduto che la Cimberio avrebbe potuto arrivare allo scudetto, non ci avrebbero creduto molti di voi e di noi.

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