«Grazie, Varese. Se ho sbagliato l’ho fatto in buona fede»

L’ultimo atto - Attilio Fontana saluta i dipendenti comunali, con qualche frecciata

Non è un semplice saluto a chi – per 10 lunghi anni – ha dovuto “cantarne” le gesta da amministratore. In verità Attilio Fontana rende l’onore delle armi ai giornalisti solo all’inizio dell’incontro da lui programmato: «Vi ringrazio, avete scritto – bene e male – di un’esperienza che per me è stata molto bella: sicuramente ho mancato su tante cose, ma posso assicurarvi che ho fatto tutto in assoluta buona fede».La chiacchierata di mezz’ora, l’ultima da sindaco davanti a

microfoni e taccuini, serve soprattutto ad altro: nelle sue scarpe di primo cittadino uscente ci sono dei sassolini da togliere, dei fastidi finiti in quella sede nel corso di una campagna elettorale che non lo ha visto partecipe, ma che spesso lo ha chiamato inevitabilmente in causa. Fontana cerca di rispondere agli attacchi con la consueta calma velata di ironia, anche a quelli più aspri, provando a ristabilire la “verità” del suo operato e di quello della sua giunta.

Il primo ciottolo che ritorna al mittente riguarda il capogruppo della Lega Civica in consiglio comunale Mauro Pramaggiore, che nei giorni scorsi aveva definito “assurdo” approvare il bilancio comunale a fine mandato: «Mi sorprende che una persona intelligente come Pramaggiore non sappia che è la legge che mi ha imposto di farlo. Ha definito il mio comportamento “stucchevole”: poteva risparmiarselo e forse dimentica che abbiamo amministrato la città insieme per 10 anni… meno due mesi». Seconda pietruzza: Andrea Bortoluzzi, candidato come consigliere in appoggio a Davide Galimberti. Fontana non cita il suo nome, ma affila la spada: «In una lettera pubblicata in questi giorni dai giornali varesini un signore parla di lobbies a Palazzo Estense. Chiedo a lui chi siano queste lobbies, se me lo dice farò io un’indagine interna ed eventualmente denuncerò alla Procura se questi fatti sono avvenuti. Se non si sono verificati allora rimarrà alla Procura da denunciare qualcun altro, per diffamazione. In campagna elettorale parlare va sempre bene, ma entro certi limiti».

Il terzo messaggio viaggia su frequenze “urbi et orbi” ed è perentorio: «Chi verrà ad amministrare troverà una città con conti a posto, con una capacità di riscossione ottima e con una pressione fiscale bassa. Gli attacchi sul bilancio mi hanno davvero indispettito». Fontana entra nel dettaglio: «Siamo stati criticati duramente perché, per far quadrare il bilancio, abbiamo dovuto utilizzare delle riserve di una nostra società. Peccato che due Comuni importanti del centrosinistra, Milano e Brescia, abbiano fatto lo stesso, con una differenza: la nostra società ha procurato utili, le loro no. Prima di fare certe affermazioni bisognerebbe guardarsi intorno». Tasi, Imu, Tari e “non deficitarietà”: «È doveroso che la cittadinanza sappia qual è

la realtà. Non c’è nessun buco: dai dati del Sole 24 Ore e di Cgia Mestre emerge come Varese sia una delle città meno costose per le tasse. Il cittadino varesino paga di Tasi e Imu 192 euro, mentre quello di Padova 668, quello di Siena 637, quello di Milano 631. Lo stesso vale per la Tari: noi siamo al 78° posto, abbondantemente sotto la media nazionale. Non credo si possa parlare di una città particolarmente esosa. Inoltre, secondo il giornale “Italia Oggi”, Varese è l’unico capoluogo – insieme a Milano, Bologna, Trieste, Ravenna, Bolzano e Novara – non deficitario sotto il profilo di capacità di riscossione, pressione fiscale e altri parametri presi in esame».

Ance, gli architetti e gli ingegneri si lamentano del Pgt? “Attila” risponde: «Abbiamo fatto delle scelte, evitando di consumare altro suolo e concentrandoci sul recupero di quanto già edificato. Non vendo certezze: si tratta di un piano perfettibile. Ma anche la conseguenza della situazione generale: da quando sono sindaco non ho mai visto la città così piena di cartelli “vendesi” o “affittasi”». La chiosa è per piazza della Repubblica («Teatro, di cui aspettiamo da Madrid il progetto definitivo, piazza e caserma sono incardinati irreversibilmente») e per il bilancio di fine mandato: «La società cui lo abbiamo commissionato ce lo ha consegnato in ritardo di un giorno e il Pd ci ha diffidato dal pubblicarlo. Quelli sono democratici solo sulla carta, perché così hanno fatto in modo che non potessi informare i cittadini del nostro lavoro. Ne è stato fatto tanto, tantissimo di lavoro. L’unica colpa? Lo abbiamo comunicato male. In questo siamo stati molto varesini: prima i fatti, poi le parole».