– Lunga, la campagna elettorale di Davide Galimberti: lunga e stancante. Perché è fatta di mani strette e suole delle scarpe consumate. Di sveglie all’alba per poi andare a letto a notte fonda e ricominciare tutto daccapo al mattino dopo. Di incontri e racconti, di storie ascoltate e di idee condivise. «Stanco – ci dice il candidato sindaco del Pd – ma felice: perché è vero che è dura, ma è anche vero che questa campagna elettorale mi ha sorpreso».
Perché non mi sarei mai aspettato tanto coinvolgimento, tanta partecipazione da parte della gente. Il contatto quotidiano con le persone mi ha stupito, e mi ha stupito la voglia dei varesini di esserci: di contribuire a cambiare la città.
Tante, tantissime: diecimila, almeno. E ogni mano stretta ha significato un’idea, un consiglio, uno stimolo. Ecco il bello di questa campagna elettorale, ecco cosa mi porterò dietro.
Semplicità. Perché davvero questa vuole essere la politica delle persone, e le persone mi stanno rispondendo. Faccio un esempio.
Qualche giorno fa è venuto il ministro Martina: ci siamo seduti attorno a un tavolo, davanti alla gente. Di fianco a noi c’era un’altalena su cui giocavano dei bambini e credo che questa sia l’immagine più bella. Una politica lontana dalle scorte e dalle auto blu, una politica fatta in mezzo alle persone: in mezzo, che non significa dall’alto di un palco in un comizio.
Io credo che siano stati proprio gli anni al Cairoli a far crescere in me questa passione civica, questo amore per la città, questo desiderio di impegnarmi nell’amministrazione. Giusto qualche giorno fa ho rivisto un mio vecchio professore, e parlando con lui ho pensato proprio a questa cosa. È iniziato tutto lì.
Vero: questo è un valore aggiunto. Conferma il fatto che si è andati oltre, che abbiamo superato gli schieramenti, che abbiamo deciso di parlare solo ed esclusivamente di Varese. E questa cosa piace agli elettori: non lo dico io, lo dicono i sondaggi.
Voglio governare bene la città che amo.
Chieda piuttosto agli altri il motivo per cui non pubblicano i loro, visto che pure loro li hanno fatti.
Ci abbiamo pensato, e ho deciso di pubblicarli per rispondere alla colossale bugia detta da Salvini e da tutta la Lega.
In maniera molto arrogante hanno detto che avrebbero vinto già al primo turno. Ecco, questa è una boiata: che andava smascherata. Perché non è un gioco, perché ci vuole rispetto, perché non è corretto prendere in giro i cittadini dicendo cose non vere. Detto questo, torno al punto di prima e mi rivolgo al centrodestra: perché non rendete pubblici i vostri sondaggi, visto che li avete?
Sì: sento molto la loro vicinanza. Credo che le primarie abbiano rappresentato uno dei momenti più belli della politica cittadina. C’è stata contrapposizione tra i progetti e tra le idee, mai tra le persone. E quel percorso ha dato autorevolezza al candidato che è stato scelto dalla gente.
La mia idea di riportare Varese in cima alle classifiche per la qualità della vita è un grande sogno.
Lo chiamerò per congratularmi, poi mi metterò a lavorare all’opposizione come se avessi vinto. Ma sono certo che non farò quella telefonata: la riceverò.
Guarderò negli occhi quella grande e splendida responsabilità che avrò sulle spalle.













