Avrebbe raggirato i propri clienti: avvocato finisce sotto inchiesta. Nel registro degli indagati è finita un’avvocatessa di 55 anni del foro di Varese.
A far scattare gli accertamenti da parte degli agenti della Digos della Questura di Varese, coordinati dal pubblico ministero , sarebbero state le denunce presentate da almeno sette clienti dell’avvocatessa.
Secondo quanto denunciato e verbalizzato dagli assistiti dell’avvocato, la professionista veniva pagata con “cospicue somme di denaro” ma non erogava alcuna regolare ricevuta. A giustificazione delle parcelle, spiega la questura di Varese, l’avvocato mostrava atti giudiziari rivelatisi poi contraffatti o associati a procedimenti totalmente inesistenti.
La contraffazione degli atti giudiziari, tra i quali compaiono anche quattro sentenze civili, è stata certificata dagli uffici del tribunale: gli stessi giudici, la cui firma compariva in calce alle sentenze in questione ne hanno disconosciuto la paternità in modo assoluto. In base alle testimonianze degli assistiti la professionista avrebbe cambiato l’esito di alcuni procedimenti facendo credere al cliente di aver vinto la causa, quando invece l’esito del procedimento era stato a lui sfavorevole. Sempre secondo quanto sostenuto dall’autorità giudiziaria, l’avvocatessa avrebbe utilizzato per il “recupero crediti” un ex cliente con precedenti penali.
Un modo poco ortodosso, e a quanto pare anche poco gentile, di ottenere i pagamenti. Lo scorso 18 aprile, su disposizione dall’autorità giudiziaria gli uomini della Digos hanno perquisito lo studio dell’avvocato sequestrando numerosa documentazione. La parte contabile del materiale sequestrato è stata successivamente consegnata alla guardia di finanza.
Ieri mattina l’avvocato è stata interrogata dal giudice delle indagini preliminari davanti alla quale si è avvalsa della facoltà di non rispondere.
«È in corso la valutazione da parte dello stesso giudice – spiega una nota della questura – sull’adozione di un’adeguata misura cautelare per le accertate condotte di truffa aggravata, falsità materiale commessa da privato, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atto pubblico ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni».
Il pubblico ministero Palomba ha chiesto, quale misura cautelare, l’interdizione temporanea dell’avvocatessa dalla professione. , legale che assiste l’indagata, ieri, subito dopo l’interrogatorio della propria assistita non ha reputato opportuno rilasciare dichiarazioni.
L’indagine non è conclusa, gli accertamenti sono ancora in corso. In particolare da parte dei militari delle Fiamme Gialle in relazione ad eventuali reati fiscali.
Gli inquirenti, inoltre, stanno cercando di verificare se oltre ai sette assistiti che hanno già sporto denuncia, vi siano altre posizioni che potrebbero ingrossare le fila dei querelanti.
Ora c’è attesa per la posizione che l’Ordine degli Avvocati di Varese prenderà in merito alla vicenda. Si attende la comunicazione ufficiale dell’inchiesta in corso per valutare eventuali provvedimenti nei confronti dell’avvocatessa.













