Per denunciare l’orrore ceceno: «dove la comunità Lgbt viene segregata, umiliata, costretta a torture». , presidente di Arcigay Varese ha scandito in modo chiarissimo il messaggio durante il presidio organizzato dalle 17 di ieri in piazza Monte Grappa.
Mentre le bandiere arcobaleno sventolavano davanti ai passanti Boschini ha chiarito la situazione: «In Cecenia i diritti civili e umani vengono violati in modo intollerabile. La comunità Lgbt viene segregata nei lager. In un momento storico particolare per l’Europa durante il quale l’immagine del lager fa ancora più paura», ha detto Boschini, sottolineando evidentemente l’avanzata di estrema destra e populisti. Le denunce sacrosante partono sempre dal basso. Partono dai cittadini e dovrebbero essere le istituzioni locali più vicine ai cittadini a sostenerle. In questo caso i comuni.
In particolare quello di Varese: «All’amministrazione varesina – dice Boschini – abbiamo chiesto di prendere una posizione netta su quanto sta accadendo in Cecenia. Abbiamo chiesto di esporre la bandiera arcobaleno in Comune». Risposta? «Tentennano – dice Boschini – stanno ancora cercando di stabilire se il regolamento lo consente». Quello che la comunità varesina Lgbt chiede alle istituzioni che devono rappresentare tutti «è di prendere una posizione netta contro l’orrore. Persone torturate, persone uccise. Giornalisti che denunciano
minacciati e costretti a fuggire. Quella bandiera arcobaleno che, seppur in modo sfumato, ad oggi ci è negata è un simbolo. Un gesto forte, a costo zero visto che saremmo prontissimi a donarla la bandiera arcobaleno qualora fosse questione di costi. Un gesto forte che, arrivando da un’istituzione, traccerebbe una via netta per tutti i cittadini ai quali arriverebbe un messaggio semplice ma irrinunciabile: noi siamo contro l’orrore. Noi siamo per la tutela dei diritti civili».
Su quanto sta accadendo in Cecenia (e la foto di Putin “truccato” come se fosse stato dipinto da Andy Wharol, arcobaleno anche lui ieri era strepitosa) ci sarà un momento di denuncia anche all’interno del Varese Pride. Ma non solo. Arcigay Varese ha chiesto a tutti i principali comuni della provincia, Luino, Varese, Gallarate, Busto Arsizio e Saronno, di aderire formalmente (quindi i consigli comunali si ritengano impegnati) alla giornata mondiale contro l’omofobia che cade ogni anno il 17 maggio. «Vediamo quale posizione prenderanno», dice Boschini. La decisione che le istituzioni non sono ancora riuscite a prendere, imbrigliate dai regolamenti, la stanno però prendendo i cittadini.
Ieri durante il presidio una giovane mamma bionda come la figlia di 5 o 6 anni a fronte della domanda: «che belle le bandiere colorate mamma, di chi sono?», ha risposto: «sono di chi lotta per uguali diritti. Affinchè due uomini o due donne possano spossarsi tra loro, creare una famiglia e avere diritti certi. È una cosa bella». E quando alla piccola s’è avvicinato uno dei partecipanti al presidio dicendole: «vuoi una caramella?», la bambina ha guardato mamma e con un sorriso ha detto «sì, grazie».
Ed è un sì che vale oro.













