La sera dell’8 gennaio, il giorno prima della data in cui dovrebbe avvenire lo sfratto, i dipendenti della Quiete proclameranno un’assemblea permanente, senza una data di fine. I dipendenti in servizio proseguiranno l’attività lavorativa, garantendo tutte le prestazioni ai pazienti, gli altri parteciperanno all’assemblea. Nella struttura, sarà sempre presente un sindacalista della funzione pubblica Cgil. Inoltre, dal 9 al 15 gennaio, per promuovere l’eccellenza della Quiete, saranno offerte ai cittadini alcune prestazioni sanitarie gratuite, in un orario stabilito. Queste sono le decisioni prese dall’assemblea dei lavoratori che si è svolta alla Quiete ieri pomeriggio, a cui hanno preso parte circa 40 dei 60 dipendenti della struttura.
«Abbiamo in mente una sorta di “open week”, durante la quale offriremo prestazioni gratuite, come la prova della pressione, una seduta rapida di Tecar, la Moc sopra i 55 anni di età, il controllo della glicemia, lo screening audiometrico. Le prestazioni saranno a cura dei lavoratori fuori servizio. Lavoratori che di fatto offriranno il proprio tempo per sensibilizzare la popolazione sulla qualità dei servizi della clinica. Comunicheremo a breve gli orari in cui saranno fornite le prestazioni e il programma della settimana – spiega Davide Farano, rappresentante sindacale interno – In più, durante la stessa “open week”, verrà proposto un convegno a tema sanitario aperto a tutti gli interessati».
Le strutture sanitarie non possono essere “occupate”, come può esserlo una scuola. Invece, possono essere sede di assemblee sindacali permanenti. Come mai questa decisione? Possiamo ipotizzare che, se il 9 gennaio dovesse concretizzarsi lo sfratto, così come deciso dalla Magistratura, i lavoratori, essendo in assemblea, non consegneranno le chiavi della struttura. Trattandosi, inoltre, di un’assemblea permanente, le chiavi non potranno essere consegnate neppure nei giorni successivi. Obiettivo, ovviamente, è “tirare”
la data del 15 gennaio, quando la Regione si troverà a stilare l’elenco delle strutture sanitarie da accreditare con il servizio sanitario. La Quiete, conservando i requisiti che ha oggi, potrebbe dunque concorrere e veder rinnovato l’accreditamento, cosa che la renderebbe appetibile sul libero mercato. In particolare, la garanzia dell’accreditamento potrebbe facilitare la cooperativa laziale Osa a entrare nella gestione della struttura insieme alla Sant’Alessandro (che è l’attuale gestore).
In caso contrario, se il 9 gennaio dovesse concretizzarsi l’ipotesi di sfratto, la Quiete cesserebbe il suo servizio, i degenti dovrebbero trovare una nuova sistemazione e i 60 dipendenti rimarrebbero senza lavoro.
«Il sostegno è totale. Per tutto quello che ci diranno di fare, noi saremo con i lavoratori. Spero che non sia la Lega l’unica forza politica a fare questo passaggio – commenta il consigliere comunale della Lega Marco Pinti, che sarà al fianco dei lavoratori nella mobilitazione – Si tratta di salvaguardare un patrimonio della città e la professionalità dei lavoratori. La battaglia dei dipendenti della Quiete è l’unica che può portare a una continuità di servizio. Senza i lavoratori è impossibile che la Quiete possa crescere e integrarsi nel tessuto sanitario di Varese».
Si attende a breve il documento congiunto che il Comune e la Regione si sono impegnati a firmare, nel quale dovrebbe essere delineato un orizzonte di sviluppo futuro della clinica. La Regione è infatti interessata a sviluppare attività di accoglienza dei malati cronici, prevendo la riduzione dei tempi di degenza negli ospedali e lo sviluppo di strutture per la degenza post ospedaliera. Tutto questo può rappresentare una attività nuova per la Quiete. I lavoratori ci credono, ci credono così tanto da aver dato la disponibilità a non abbandonare la struttura nei prossimi giorni, che saranno critici. Ma che potrebbero anche segnare una rinascita della clinica.













