VARESE Flop dei matrimoni, boom di divorzi. In estrema sintesi, è quel che è cambiato a Varese negli ultimi due anni. I numeri parlano chiaro. Tra matrimoni religiosi, civili e civili con delega – cioè tra due cittadini entrambi non residenti nel capoluogo – nel corso del 2009 ne erano stati celebrati 318; sono scesi a 282 nel 2010, stabilizzandosi a pari livello quest’anno. In netta ascesa invece separazioni e divorzi. All’ufficio anagrafe di Palazzo Estense ne risultavano 232 nel 2009, sono saliti a 283 nel 2010, e sono diventati 287 nel 2011.
Inoltre, va precisato che il dato dell’anagrafe su separazioni e divorzi riguarda solo i cittadini che si sono sposati a Varese e non tutti i residenti, ma soprattutto, che il dato delle separazioni non è completo: mentre il divorzio è un atto formale che il tribunale è tenuto a comunicare in Comune perché cambia lo stato civile, la separazione è una specie di passaggio intermedio che non sempre viene comunicata.
Andando nel dettaglio, l’impennata in percentuale è pari tra divorzi e separazioni, mentre numericamente le separazioni sono state molto più numerose. 106, 117 e poi 124 sono stati, rispettivamente, i divorzi dei varesini dal 2009 a quest’anno; 126, 166 e 163 le separazioni nell’analogo periodo. Per quanto riguarda i matrimoni, sono quelli religiosi a vivere la stagione più nera. 176 varesini avevano detto il fatidico sì davanti all’altare nel 2009, mentre sono scesi a 138 quest’anno. Per contro, sono aumentati sia pur di poco i matrimoni in Comune: da 102 nel 2009 ai 107 di quest’anno.
Non ne è stupito monsignor Luigi Stucchi, vescovo di Varese. Pur non avendo contatto diretto con la gente che vive l’una o l’altra esperienza, riscontra il fenomeno di riflesso dai parroci della città. «Certo che questa tendenza si è toccata con mano negli ultimi tempi», conferma, «mi pare che i dati comunali abbiano tracciato i contorni precisi di quello che riscontriamo noi». Per quanto il trend sia netto, una spiegazione univoca, secondo Stucchi, non si può dare.
«I dati danno un’idea precisa sulla dimensione – spiega – ma la statistica non basta a spiegare le motivazioni. Credo che ognuna di queste separazioni abbia una storia differente dalle altre». Certo che anche secondo lui un mutato atteggiamento della gente esiste.
«Non c’è sufficiente consapevolezza quando si prendono le decisioni», commenta il vescovo. «Alla base del matrimonio ci deve essere una relazione buona, vera e forte perché possa essere anche stabile, e deve essere chiaro che il matrimonio non è il modo per mettersi a posto la vita». Eppure, ci sono parroci che avvertono tendenza opposta. «Da quando sono arrivato alla Kolbe 14 anni fa – dice don Walter Zatta – sono passato da celebrare cinque-sei matrimoni all’anno ai 28 del 2011. Al corso fidanzati invece ero partito con 10-12 coppie, e quest’anno ne ho avute 28. Poi non tutti si sposano qui, ma si sposano».
Quindi? «Credo che il calo dipenda anche dalla popolazione che diminuisce soprattutto nelle fasce giovani, inoltre non ci si sposa più a 25 anni ma a 30, 35».
Sul divorzio, c’è invece una questione culturale molto seria: «È passata l’idea che il divorzio sia un fatto ordinario nella vita di una coppia. È come se passasse l’idea che l’evasione fiscale è un peccato, ma non tanto grave: tutti comincerebbero ad evadere».
Francesca Manfredi
s.bartolini
© riproduzione riservata












