Busto Arsizio E’ il salotto buono di Busto, ma quando si tratta di Pro Patria non c’è aplomb che tenga: ai Frati il tifo è caldissimo, da sempre. Tra le ville signorili e bar grandi e piccini (molti dei quali ritrovi storici dei supporters), i tigrotti si compattano per “stare vicini ai ragazzi” in vista della sfida dei play off. Certo, l’umore non è alle stelle, perché il sogno sfumato della promozione diretta brucia ancora. Ma la sfida è tutta da giocare, e sul campo la Pro Patria non teme rivali.
«Quello che mi preoccupa non è certo la performance dei giocatori – allarga le braccia Gianluigi Ferrario, titolare del pub Ascot di via XX Settembre, uno dei ritrovi preferiti dei tigrotti – la Pro Patria ha dimostrato di essere la squadra più forte, e io che andavo allo stadio da quando ero alto così non vedevo da almeno trent’anni un gioco bello come quello che si è visto in campo». La promozione è ancora a portata di mano, insomma?
Certamente l’impresa è fattibile, ma in queste ore vince la prudenza: «La promozione ce la meritiamo tutta, su questo non c’è dubbio – prosegue Ferrario – non nascondo, però, di essere preoccupato: tanti non vogliono che la Pro Patria vada in B, avvantaggiando magari società che portano allo stadio 10 mila persone, mentre noi a Busto arriviamo a malapena a 1.500. Nella squadra ho piena fiducia, non altrettanto nelle decisioni prese dall’alto, che mirano a svantaggiarci».
Insomma, c’è l’impressione di quel “tutti contro di noi” che campeggia nelle magliette degli ultras (completato da un bel “noi contro tutti”). E visti certi episodi – su tutti l’arbitraggio iniquo nella partita contro il Ravenna – non si può proprio parlare di manie di persecuzione: «La qualità della squadra è fuor di dubbio – conferma Roberto Marcora, anche lui tifoso da sempre – auspico solo che gli arbitri siano all’altezza della
situazione, e che anche la questione societaria arrivi a una svolta: è ora che saltino fuori i veri compratori». Intanto al bar Ponchielli, altro ritrovo dei tifosi, le voci si susseguono: da mesi non si parla che della cordata di imprenditori che dovrebbe salvare i destini della squadra. Il “sentito dire” per ora regna sovrano, e qualcuno riporta la voce di un interessamento da parte di un importante personaggio di ambiente milanese.
«Speriamo», incrociano le dita i tifosi. «Per quanto riguarda il gioco in campo, ci sentiamo tutti sicuri – dice da dietro il bancone Marco Garzia – temiamo invece qualche colpo gobbo dietro le quinte. Io in ogni caso sono ottimista: i ragazzi questa promozione la meritano, hanno giocato benissimo pur tra mille traversie e il loro impegno è assolutamente da ammirare». E la parola d’ordine, per quanti non andranno in trasferta il 31 maggio, è di riempire lo Speroni il 7 giugno.
E arriva anche l’accorato appelo di Aristide Cignoni, volto storico del tifo tigrotto in città: «Soffiamo tutti sul pallone e spingiamolo in porta, forza Pro Patria!».
Laura Campiglio
f.artina
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